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Spettatori, attori, protagonisti, vittime: come ci sentiamo quando leggiamo un libro? Simonetta Bitasi vi invita nella nostra rubrica di letti, riletti, da leggere.
"Leggiamo quello che vogliamo leggere, non quello che ha scritto l'autore" (Alberto Manguel, Diario di un lettore, Rosellina Archinto)
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Elisa Ruotolo, Ho rubato la pioggia, Nottetempo
Forse più che rubarla, come recita il titolo, la pioggia la subiscono i protagonisti del libro di Elisa Ruotolo, l’esordio più interessante di quest’anno. E non si tratta di una pioggia bagnata ma di una sottile e leggera caduta di piccole e grandi delusioni, di colpi che la vita non risparmia ai più o meno giovani personaggi delle tre storie che compongono il libro. Come nella vicenda che vede protagonista un ragazzino di provincia che dopo aver disputato una strepitosa partita di calcio comincia ad essere soprannominato "Molto Leggenda", fino ad essere selezionato per un club di serie A. Ma la vita della città e i campi della massima serie sono troppo diversi dai sabbiosi campetti del paese di provincia e la giovane promessa non potrà far fruttare il suo talento. Difficile da dimenticare è anche Maria, una vita in attesa del figlio scomparso quando aveva nove anni e un’ attività clandestina per sopravvivere. Nell’ultimo racconto la vita di un ragazzo rimasto orfano e poi ostaggio del suo malinconico bar è raccontata attraverso Cesare, il migliore amico del padre, anche lui deluso da un’esistenza votata alla rassegnazione. Tre racconti lunghi che cattureranno la mente del lettore grazie a una scrittura matura e raffinata che invita alla rilettura e a una cura stilistica rara nella narrativa contemporanea.
Lizzie Doron, Giornate tranquille, La Giuntina
“Quando parlavo da sola mi dicevo che sarei stata in grado di diventare anche una scrittrice famosa perché avevo molti ricordi e molte storie che solo io sapevo raccontare, e c’erano molti segreti dei quali solo io ero a conoscenza e che solo io potevo svelare…Qui da noi, ognuno è una storia, una storia che nessuno vuole raccontare e nessuno vuole ascoltare… ma nel negozio di Zaytshik la gente raccontava e ascoltava”. Il salone di parrucchiere di Zaytshik è il punto di ritrovo di un piccolo quartiere di Tel Aviv, non solo per la vedova Leale, la manicure, ma anche per i suoi vicini, quasi tutti sopravvissuti alla Shoah. È qui che dopo anni di silenzio cominciano timidamente a raccontare la loro storia anche se “Qui era molto facile sapere quello che sarebbe successo domani, ma impossibile conoscere ciò che era avvenuto ieri”. Un romanzo pervaso di lieve umorismo e calda compassione (“…di disgrazie non si muore e di coccole non si vive”), le cui storie ci portano a toccare ora i punti più bassi della crudeltà umana, ora le vette più alte della compassione e della solidarietà. E dove i protagonisti trascorrono l’esistenza divisi tra il desiderio di strappare alla vita un po' di felicità e l’anelito di abbandonare una vita che non sembra più degna di essere vissuta.
Paul Torday, La ragazza del ritratto, Elliot
“Se ciò che sono è cattivo, è davvero una questione di chimica celebrale? Che idea rassicurante quella per cui tutto ciò che non va nella razza umana è il risultato del cattivo funzionamento o di un microscopico cambiamento chimico nel cervello, di una svolta evoluzionistica sbagliata del codice genetico. Secondo questa visione del mondo tutto il male che esiste è già dentro di noi, chiuso nel nostro cranio e lo si può curare con la pastiglia giusta… Prediligo un’altra visione delle cose: che il male – e il bene, se è per questo – possa venire anche da fuori, che si imbatta in noi all’improvviso da chissà quale oscurità esterna, come i meteoriti coperti di ghiaccio provenienti da galassie lontane…”: qual è il vero Michael? Il giovane uomo misurato e noioso, legato alle sue metodiche abitudine e senza mai un moto di passione? O Mickey, amante appassionato e fantasioso, marito pieno di attenzioni e sorprese, uomo deciso a sostenere con veemenza le sue convinzioni? Ed Elizabeth, sua moglie, quale preferisce al suo fianco? Certamente il secondo, che le regala l’anno più bello della sua vita, ma anche un segreto quasi intollerabile. L’acclamato autore di “Pesca del salmone nello Yemen” e di “L' irresistibile eredità di Wilberforce”, considerato il miglior scrittore inglese contemporaneo, torna con un nuovo romanzo, inquietante ed esilarante insieme, spiazzante e perfettamente plausibile. Un thriller psicologico che incatena il lettore alle pagine con una tensione perfetta e una scrittura scorrevole ed elegante. Al centro della scena il prevedibile e abitudinario Michael, un uomo di mezza età che vive di rendita e sogna di lasciare Londra per la tenuta nella natia Scozia, che la moglie però giudica orribile e inabitabile. A un certo punto però Michael sembra cambiare: è più deciso, quasi aggressivo, ma anche molto più sensuale e distratto. Un cambiamento che lo riporterà al passato finché…
Said Sayrafiezadeh, Quando verrà la rivoluzione avremo tutti lo skateboard, Nottetempo
Un autore dal nome impronunciabile e un titolo altrettanto difficile da ricordare, per un romanzo che a fatica vi toglierete dalla mente. Said, il giovane protagonista, figlio di un iraniano e di un'ebrea statunitense, è nato alla fine degli anni sessanta, mangia carote e yogurt e non biscotti e merendine, guarda la tv di nascosto, ha la casa invasa dai numeri della rivista “Militant”. E soprattutto non possiede uno skateboard perché, come gli spiega sua madre, membro, come il padre, del Partito dei Lavoratori Socialisti, “quando verrà la rivoluzione tutti avranno uno skateboard perché gli skateboard saranno gratis”. Ma al di là della famiglia un po’ inusuale di Said quello che colpisce in questo romanzo insieme scorrevole e intenso, è la capacità di passare da pagine drammatiche come quelle sulla rivoluzione iraniana a ritratti spesso spassosi di ordinaria quotidianità. Il tutto con uno sguardo ironico, ma mai sarcastico, affettuoso, ma non mieloso. Un equilibro perfetto di trama e scrittura e il velato messaggio che si può sopravvivere ad un’infanzia irregolare, trascorsa in attesa di una rivoluzione sempre imminente e sempre rinviata, (e del relativo skateboard), diventando un ottimo scrittore. Almeno quello, direbbe Said.
Claudia Rusch, La Stasi dietro il lavello, Keller
“Nei giorni successivi alla caduta del Muro ci fu a Berlino Est una fuga di massa di studenti – durante le ore lezione. Tutti marinavano alla grande. C’erano un sacco di cose da vedere, tanti parenti da visitare. Tutto suscitava più interesse della scuola. Restavamo alla larga dalle lezioni con le scuse più assurde. A metà dell’anno scolastico gli insegnati si arresero. Le ore marinate e i giorni di assenza furono registrati come lezioni straordinarie di geografia. Della serie, mettiamoci una pietra sopra”: premiato in Germania con un grande successo di critica e pubblico, è stato tradotto già in cinque lingue e ora finalmente in italiano il romanzo che con sguardo toccante e ironico racconta la Germania divisa e la caduta del Muro. Protagonista della storia, che procede per brevi e pungenti flash di vita quotidiana, una bambina, poi adolescente che mette in risalto, senza autocommiserazione e retorica, l’assurdità della situazione, ma anche la sofferenza di un popolo diviso, recintato, condannato a idealizzare l’occidente proprio perché ne è escluso. Quelle sulla caduta del muro sono poi pagine così vere e dal di dentro degli increduli protagonisti che sembra davvero di essere testimoni di una svolta epocale. La Stasi dietro il lavello è una lettura adatta a tutti, anche agli adolescenti, che non potranno non apprezzare lo sguardo irridente e curioso della protagonista e che, soprattutto, forse daranno più valore alla libertà di cui godono senza averla dovuta sognare e poi conquistare. Perché dalla lettura del libro di Claudia Rusch traspira forte la certezza che nessun totalitarismo riesce a spegnere la voglia di vivere e l’intelligenza. Un capolavoro.
Jamie Ford, Il gusto proibito dello zenzero, Garzanti
C’è sicuramente un legame forte tra le vicende del romanzo e Jamie Ford, il cui bisnonno emigrò dalla Cina a San Francisco nel 1865. Ma anche se l’ispirazione è personale e il pretesto narrativo è una debole e forse troppo romantica storia d’amore adolescenziale, Il gusto proibito dello zenzero è da leggere per l’affresco che ci offre di una parte della storia del Novecento poco conosciuta e condannata. Nel 1942, dopo l’attacco a sorpresa a Pearl Harbour, i cittadini americani di origine giapponese furono infatti “rastrellati” e internati in campi profughi dove le condizioni di vita, per fortuna, non erano quelle dei campi di concentramento nazisti ma non erano neppure da villeggiatura. Il clima d’odio investe tutti quelli che hanno gli occhi a mandorla, e poco importa se sono di prima o seconda generazione, figli, nipoti o bisnipoti di giapponesi, se neppure sanno parlare giapponese, se sono donne, bambini, invalidi. Sono comunque nemici dello stato e i cinesi sono costretti a portare un distintivo con l’avviso “io sono cinese”. Ecco il romanzo di Ford, attraverso lo sguardo del dodicenne Henry Lee, la cui famiglia era cinese, e il padre un ardente nazionalista per il quale i giapponesi erano i suoi nemici, prima ancora di essere i nemici degli americani, pone l’accento su una vicenda davvero buia della storia americana. La struttura del racconto è giocata su flashback che rimpallano la narrazione dal presente di Henry nel 1986 al 1242 quando, dodicenne, cerca di diventare l’americano che suo padre così ardentemente desidera che lui sia. Ma oltre la vicenda storica sconvolgente e toccante, Il gusto proibito dello zenzero è anche un intenso romanzo di formazione e sul rapporto padre-figlio e una storia (purtroppo) di grande attualità sull’intolleranza cieca e senza pietà, sulle responsabilità dell’opinione pubblica nel diffondere diffidenza, odio, discriminazione.
Paolo Pasi, Memorie di un sognatore abusivo, Spartaco
Non amo le storie surreali, la fantascienza, i romanzi che chiedono troppo alla credulità del lettore. Nonostante questo ho divorato con divertimento e un sottile senso di smarrimento Memorie di un sognatore abusivo, ambientato in un 2035, ahimé, non così lontano da noi. Il giovane protagonista sopravvive facendo l’“addetto al servizio e al supporto psicologico del cliente” nella grande catena “Chi paga, rompe” dove puoi sfogarti sugli oggetti per non fare forse di peggio. Il suo problema sono le tasse o meglio i sogni: “Io sogno troppo e, in una Comunità dove i sogni sono tassati, questo significa essere nei guai. Lavoro per quattro soldi e neanche mezza sicurezza, eppure sono un grande contribuente”. A causa dei suoi problemi economici decide anche di divorziare dall’amata moglie per non gravarla dei suoi debiti e la frequenta clandestinamente come amante. Ma al di là della trama che coinvolgerà il nostro sognatore nel vano tentativo di procurarsi una macchina che annulla la segnalazione all’erario dei sogni, è nelle piccole invenzioni che caratterizzano la vita del futuro che Pasi dà il meglio di sé: come dimenticarsi infatti del Fratellino, il reality show per bambini, con annesse prova della merenda, ripetente della settimana e la nomination dietro la lavagna? E i barboni che solo con il piattino sponsorizzato possono chiedere l’elemosina in metropolitana e lungo le strade? Paolo Pasi riesce nella difficile prova di equilibrare la fantasia, la fantatecnologia, la fantapolitica e un verosimile in cui il lettore possa identificarsi. Ci riesce così bene che ogni tanto torno a chiedermi cosa starà facendo il sognatore abusivo.
Hans Tuzzi, La morte segue i magi, Bollati Boringhieri
Un giallo ambientato nel mondo dell’arte, ma anche un tenera storia d’amore “coniugale” (“Essere assenti è un tradimento di fatto? Forse. Perché, sì, c’era qualcosa di stanco nel loro rapporto…Eppure, si sapevano l’un l’altra vicini. Non c’era più bisogno di parole, tra loro, per comunicare”); una sorta di guida turistica affettiva e critica insieme tra le vie della Milano degli Anni Ottanta (“E strade senza più un buco dove parcheggiare. Auto dovunque, persino sui marciapiedi. Milano era ormai una città in seconda fila, sempre e in ogni senso…”); e ancora un pamphlet non troppo generoso verso il mondo editoriale e culturale in genere. Sono davvero tanti i livelli di lettura di questo romanzo colto ma non supponente, scritto con uno stile elegante e diretto e con un protagonista dalle mille sfaccettature e quindi assolutamente vero. Perché il commissario Norberto Melis indagando sulla morte di Walter Cenati, restauratore di quadri e collezionista di cuori femminili, riflette anche inevitabilmente sulla sua vita, sui suoi lati oscuri (“Certo, aveva ragione Jung. L’ombra che è in noi è tanto più cupa quanto meno le permettiamo di farsi conoscere”), coinvolgendo così anche chi legge.
Helen Humphreys, Il giardino perduto, Playground
Avevo rimandato un po’ la lettura di questo libro che un’amica mi aveva molto caldeggiato e che temevo fosse per me un po’ noioso visto che non mi intendo di fiori e giardini. Invece Il giardino perduto è una lettura avvolgente, intelligente e mai banale. Potrebbe essere stato scritto da Jane Austen piuttosto che dalla Virginia Woolf che la protagonista tanto ama e ammira. Siamo nel 1941, la Seconda Guerra Mondiale imperversa in Europa, e l'Inghilterra è il bersaglio dei micidiali bombardamenti degli Stuka tedeschi. Gwen Davis, una giovane donna timida e insicura, decide di lasciare Londra e il suo lavoro alla Royal Horticultural Society per entrare a far parte del Land Army, un corpo paramilitare incaricato di coltivare la terra per meglio sostenere lo sforzo bellico. Dirigerà una squadra di sette Land Girl, agricoltrici volontarie, in una tenuta della campagna del Devon. Ma le improvvisate coltivatrici non sono le uniche abitanti della tenuta: nella villa principale infatti alloggia un reggimento di soldati canadesi in attesa di essere inviati sul fronte europeo, guidati dall’affascinante capitano Raley. Gwen fatica a farsi ascoltare dalle ragazze e solo con l’aiuto di Jane, la più matura e sofferente, riesce ad ottenere qualche risultato. La tenuta poi le riserva un’ incredibile sorpresa: un giardino segreto, nascosto dietro il frutteto, che ha un forte valore simbolico e che le trasmetterà il coraggio di esprimere i suoi sentimenti.
Silvano Scaruffi, Come morire prima di aprire un negozio di surf, Tanit
Un romanzo dal ritmo incalzante e dall’impianto polifonico che ci fa ritornare all’estate e anche ai sogni, forse folli, della giovinezza. Nel libro di Silvano Scaruffi, infatti, si alterano le voci di quattro ragazzi cresciuti a Saint Kilda, sulle rive dell’Oceano che hanno maturato l’idea fissa di aprire un negozio di surf. Nessuno di loro, e neppure tutti insieme, hanno il denaro sufficiente e così il sogno rimane sulle sfondo delle loro vite quotidiane, fatte di lavori precari, problemi sentimentali, disturbi fisici e azioni non sempre oneste. Come quella che vede coinvolto Eddie, il più inaffidabile del gruppo, quando arriva al tradizionale poker tra amici con uno zaino pieno di soldi. Ma al di là di una storia piacevole con un impianto coerente e una scrittura adeguata che rende il romanzo adatto anche a un pubblico di adolescenti, volevo segnalarvi la piccola casa editrice siciliana che lo pubblica. Andate a vedere il sito http://tanit.cc/ e intanto ecco di seguito una breve descrizione: Tanit è una casa editrice che nasce dall’incontro/scontro di due donne e una dea. È lei la Tanit del nome, la dea madre dei fenici, popolo della scrittura; è lei che presiede alla fertilità, alla gioia, alla guerra. Come casa editrice il nostro compito è creare quell’ambiente fertile per i lettori, ma anche per gli scrittori, in cui possa germinare cultura; salvaguardare e diffondere la letteratura; infine, combattere anche noi l’editoria a pagamento. Per questo ci serve la sua guida. Tanit pubblica narrativa, dando ampio spazio ad autori emergenti, con licenza Creative Commons (by-nc-sa), perché è convinta che il Creative Commons non leda né l’autore né l’editore, ma che invece dia origine a uno scambio creativo in cui si produce cultura.
Rose Tremain, In cerca di una vita, Tropea
Ecco un libro che riconcilia con la letteratura, nel caso ultimamente non foste particolarmente soddisfatti delle vostre letture o che può ulteriormente confortare i lettori più fortunati. Un romanzo che ha tutto: una bella storia con diversi livelli emotivi, dalla malinconia e dal rimpianto alla voglia di riscatto e all’amore; uno stile pulito ed elegante che avvolge il lettore senza però soffocarlo di troppi dettagli; personaggi e soprattutto un protagonista, veri ma nello stesso tempo quasi epici nelle loro avventure umane; e anche un prestigioso premio come L’Orange sicuramente meritato. Ah, dimenticavo ha anche un bellissimo titolo: In cerca di una vita infatti è davvero perfetto per preannunciare la storia di Lev, quarantatre anni a giorni, che dopo un viaggio massacrante in pullman e qualche incerta frase in inglese come bagaglio, arriva a Londra dall’est Europa per trovare un lavoro e mantenere così la madre e la figlia Maya rimaste nel piccolo paese d’origine, ucciso dalla chiusura della segheria. Qui tra lo stupore e le considerazioni del trovarsi in una grande città e gli incontri ora bizzarri ora salvifici come quelli con il suo padrone di casa e la burrosa Sophie, il nostro eroe non deluderà il lettore che tifa per lui e per i suoi semplici e così condivisibili sogni.
Tim Krabbé, Marte Jacobs, elliot
“E a un tratto Emile ebbe il coraggio di guardare in faccia la realtà, non più inconscia: non era un grande poeta. Non aveva talento. Aveva scritto una sola, grande poesia, la sua primissima, sul momento più grandioso della sua vita, il suo incontro con Marte”: la poesia e l’amore sono protagonisti di questo romanzo delicato e appassionato che riesce a raccontare un sentimento forte e puro, difficile da confessare anche alla persona amata. Prima, perché Emile conosce Marte ancora bambina, poi, per il pudore di rovinare un’intesa insieme profonda ed infantile. “Marte Jacobs” è anche un affresco vivace e sincero degli anni di scuola del protagonista, uno sguardo affilato sul valore della poesia e della letteratura con il tacito astio di Emile, il poeta, verso Wilfrem, il superficiale, ma famoso romanziere, e sulle occasioni perdute della vita. Ma alla fine della storia non c’è vero rimpianto nella vicenda di Emile e Marte: il sentimento che li ha legati, i racconti di sogni che hanno condiviso, le passeggiate sotto la pioggia, gli sguardi complici, la frutta mangiata insieme, la poesia che li racconta valgono forse più di una lunga relazione.
Claude Ponti, Catalogo dei genitori per i bambini che vogliono cambiarli , Babalibri
Nella settimana di "Segni d’infanzia" mi sembrava giusto segnalarvi un magnifico libro per l’infanzia e… non solo! L’albo di Claude Ponti è infatti senza età, ed è perfetto da leggere grandi e piccoli insieme. Ecco intanto per darvi un’idea la presentazione del retro di copertina: “I tuoi genitori sono pesanti ? Sono stancanti, avari, appiccicosi, urticanti, barbosi, rompiscatole, sdrucciolevoli? Cambiali! Sono lagnosi, bavettosi, chiacchierosi, scaccolosi, noiosi? Cambiali! Ti scocciano, non li sopporti, non ti ascoltano, mettono a posto la tua stanza, calpestano i tuoi giocattoli, si rifiutano di lasciarti la casa, ti portano in Wacanza? Cambia genitori! Con Catalogo©, niente è più facile: scegli i genitori che preferisci, compila il buono d'ordine, invialo e in meno di quarantotto ore Catalogo© ti consegna i tuoi nuovi genitori, per te, a domicilio, a casa tua! “ Ed è proprio così! Nel catalogo troverete una «collezione autunno/inverno/primavera/estate» davvero magica e soprattutto completa: ci sono tutti i tipi immaginabili di genitori, i «beiprogetti», i «cartonati», i «cattivissimi» i “confortevoli”, gli “avventurieri”, gli “entusiasti”, i “pesanti”, “l’assente”, i “fifoni” e tanti altri, corredati di accessori utili e indispensabili come “l’occhialescopio con radar d’inseguimento” per i genitori «minuscoli», o il vocevolante portatile per i genitori gran giganti… Da leggere e rileggere per rinnovare e accrescere ogni volta il piacere di perdersi nelle divertenti descrizioni, nelle parole re-inventate e nella ricchezza delle illustrazioni e scoprire ogni volta un dettaglio nuovo. E scoprire magari che il genitore perfetto per noi ce l’abbiamo già in casa!
Janette Turner Hospital, Orfeo Perduto, Marcos y Marcos
Dopo che l’ho finito mi sono detta ma chi è questa scrittrice che: riesce a mettere in un libro Australia Stati Uniti Iran Ungheria Libano con anche un breve accenno all’Italia senza farmi sentire persa? Che mi racconta non una ma due storie d’amore che avercene reali o raccontate sarei a posto tutto la vita? Che mi fa piangere per le ingiustizie del mondo e arrabbiarmi per lo stesso motivo? Che mi racconta come la musica e la matematica e quindi una passione possano salvarti davvero la vita e almeno aiutarti a sopportala meglio? Che prende il bellissimo mito di Orfeo ed Euridice ma lo ricrea veramente non per puro sfoggio stilistico? Che alla fine del libro mi lascia il finale aperto e soprattutto perdutamente innamorata (senza speranze) di Mishka? Che mi trasmette il confortante pensiero che ad avere fiducia negli altri, anche quando sembrano nemici, non si sbaglia? La risposta alle domande è facile perché c’è il suo nome sulla copertina ma tornando all’ultimo punto anche voi fidatevi e leggere questo libro. Dove il protagonista, il violinista Mishka Bartok, cresciuto in Australia ma di origine ungherese, ad Harvard incontra Leela May Moore, nata in un paesino sperduto del South Carolina, che studia matematica della musica al MIT. Saprà l’amore resistere alle profonde diversità di origine, all’influenza delle loro originali famiglie e soprattutto al terribile sospetto sulle attività terroristiche di Mishka?
Jan Philipp Sendker, L’arte di ascoltare i battiti del cuore, Neri Pozza
Se avete voglia di un romanzo appassionante ma non banale, ben scritto e scorrevole con una storia d’amore sorprendente in cui identificarvi quasi sino alla lacrime allora immergetevi in L’arte di ascoltare i battiti del cuore, che già dal titolo incuriosisce per poi non deludervi mai nel corso della lettura, che nonostante le oltre 300 pagine vi sembrerà alla fine troppo breve. Julia, una giovane newyorkese decide di partire per la Birmania per cercare di capire cosa possa essere accaduto al padre, Tin Win, misteriosamente scomparso da 4 anni. A Kalaw, un piccolo villaggio sui colli birmani, in una piccola baracca di legno, che è una sala da thè, incontra U Ba, anziano restauratore di libri, sdentato e con una voce calda e musicale che la guiderà alla scoperta dell’incredibile vita del padre prima di emigrare negli Stati Uniti e diventare un avvocato di successo. Un racconto suadente, al limite del verosimile per il clima quasi fiabesco, ma mai melenso delle vicende e dei luoghi narrati, supportato da una scrittura elegante che prende per mano il lettore con mano sicura.
Hugo Hamilton, La maschera, Fazi
C’è tutto: una storia originale e intrigante, una scrittura sicura e misurata, un ritmo che impedisce al lettore di abbandonare le pagine. Considerato il maestro della narrativa irlandese contemporanea, Hamilton usa un’ambientazione ad ampio raggio per raccontare il senso di mancanza di radici e certezze che accomuna tanta umanità. Negli ultimi giorni della seconda guerra mondiale, a Berlino, una giovane madre perde il figlio di due anni sotto i bombardamenti. Fugge verso sud, dove suo padre trova tra i profughi un bambino abbandonato, forse ebreo, che sostituirà cosi il nipote. L'uomo fa promettere alla figlia di non rivelare mai a nessuno, neppure al marito - ancora sul fronte russo - che il piccolo non è suo. Chi mai potrà notare la differenza? Il segreto non sarà mai svelato anche se Gregor soffrirà sempre di un senso di mancata appartenenza. E la sua vita, che analizza con sguardo disincantato a 60, anni è sempre stata all’insegna della ricerca della verità e della fuga dalla stessa. Giovanissimo se ne va di casa, ma lascerà anche la famiglia che si era costruito, condannando il figlio a un’infanzia senza padre. Ma saranno proprio l’ex moglie e il figlio Daniel a regalargli, dopo una giornata passata a raccogliere mele, un motivo per smettere di fuggire.
Lore Segal, Il suo primo americano, Cargo
Un libro prima sorprendente, poi sempre più ammaliante, che racconta un’America inedita, ma assolutamente vera. Stati Uniti, anni Cinquanta. Ilka ha ventidue anni ed è scappata dalla Germania nazista per raggiungere, dopo lunghe attese e peregrinazioni, New York. Qui ha conosciuto e vissuto con altri profughi, tra cui la cugina che la ospita e le trova un lavoro. Nel frattempo Ilka non smette mai di cercare notizie dei genitori. Per ambientarsi, con il suo inglese approssimativo e ancora il tedesco nelle orecchie, la ragazza si avventura verso Ovest, attraversando l’immensa periferia americana, dove in un bar, conosce il suo primo americano. Si chiama Carter Baioux. È un intellettuale nero di mezza età; giornalista, scrittore, insegnante; già consulente delle Nazioni Unite per le relazioni interrazziali; conosce il bel mondo ma per scelta vive in solitudine, separato da tutto e da tutti. Un personaggio dal fascino straordinario di cui è difficile non innamorarsi. Ma Carter metterà a dura prova il devoto e tenero amore di Ilka, che scoprirà intanto un’ America un po’ più triste e amara di quella sognata. Sono quindi perfettamente d’accordo con la recensione del New York Times che definisce “Il suo primo americano” il grande romanzo americano e che tra l’altro dice: “Un’originale miscela di divertimento e catastrofe… Il suo primo americano ti cattura sin dal primo istante. Quello che comincia come l’avventura comica di un’immigrata inesperta, finisce con il distillare le ironie e i sentimenti di un’America multirazziale”.
Bryher, Il posto, ISBN
“Definirlo un capolavoro sarebbe forzare la mano – Bryher non riesce a tirarne compiutamente tutte le fila – ma nonostante questo resta un romanzo suggestivo e affascinante scritto da una delle personalità artistiche più interessanti del Novecento”: la conclusione di Margaret Atwood è sicuramente condivisibile anche se le fila non tirate hanno il merito di lasciare molta libertà interpretativa al lettore. Se poi si pensa che questo libro è stato scritto nel 1965 è davvero impressionante l’attualità della storia che racconta. Ma veniamo intanto alla vicenda de Il posto, traduzione del forse più efficace Visto per Avalon. La vicenda prende il via in un tranquillo villaggio di pescatori, dove si rifugia il signor Robinson, uomo d’affari in pensione, grato per “le piccole cose che davano un senso di realtà alle sue giornate”. Il rassicurante e lento tran tran del villaggio viene però sconvolto dal "Movimento", una rete di paura e fascismo che sta avvolgendo il Paese con il consenso della popolazione. Per i membri del Movimento, tutti in giacca verde (!) e con sul petto un dischetto nero gli abitanti del villaggio sono degli scansafatiche e hanno bisogno di ordine e ordini. Così per Robinson e per Lilian, la sua mite padrona di casa non resta altro che la fuga nell’unico posto che non sembra toccata dalla follia collettiva e cioè la lontana e libera Avalon. Non è facile però procurarsi un visto e riuscire a raggiungere l’isola che sicuramente ha un forte valore simbolico. Per il lettore può essere qualsiasi cosa desideri e qui sta la magia di un romanzo che invita ognuno di noi a cercare l’utopia del posto perfetto in cui vivere. Ci vediamo magari ad Avalon!
Michela Murgia, Accabadora, Einaudi
“Fillus de anima". E’ così che li chiamano i bambini generati due volte, dalla povertà di una donna e dalla sterilità di un’altra. Di quel secondo parto era figlia Maria Listru, frutto tardivo dell’anima di Bonaria Urrai”: comincia il romanzo di Michela Murgia, che racconta la storia della piccola Maria “adottata” dalla benestante sarta del paese per farne la sua erede. L’unione tra la bambina e l’anziana donna sembra davvero funzionare, grazie ad un rapporto affettuoso e fiducioso, fino a quando Maria non scopre il potere segreto della madre adottiva. Ma al di là della bella storia di Maria, fili'e anima di Bonaria Urrai, che cuce gli abiti e conforta gli animi, è soprattutto nello scrittura pulita ed efficace e nello stile misurato ed elegante che la scrittrice sarda conforta sul futuro della narrativa italiana. Regalando ai lettori un libro adatto a tutti, dove è impossibile non trovare qualcosa di sé e dei tanti modi che ci sono per misurarsi con la maternità.
Paul Torday, L'irresistibile eredità di Wilberforce. Un romanzo in quattro vendemmie, Elliot
Un libro che vi farà ubriacare e non solo letterariamente! L’irresistibile eredità di Wilberforce è inaspettatamente uno dei più bei romanzi che ho letto ultimamente. E uno dei pochi per cui mi sono entusiasmata e che consiglio a tutti. Inaspettatamente perché non sono una grande esperta di vini e nonostante questo l’ho trovato un libro irresistibile e ubriacante. Paul Torday ha infatti una scrittura elegante e scorrevole, naturale e apparentemente facile che non ti lascia scampo e ti inchioda alla triste e insieme divertente vicenda umana di Wilberforce, un self-made man che tutti chiamano soltanto per cognome, che rinuncia alla ricchezza accumulata grazie all’azienda di software di cui è fondatore e proprietario per dedicare la propria vita a “custodire” la leggendaria cantina che ha avuto in eredità dal suo unico vero amico, l’anziano ed eccentrico Francis. Il problema è che il nostro eroe la cantina la apprezza anche troppo e così passa la maggior parte della giornata ubriaco. Ma come è arrivato Wilberforce sino a questo punto? E cosa è successo al suo matrimonio? E il fidato socio Andy non ha potuto fare nulla per dissuaderlo? Quando ormai il suo destino sembra inesorabilmente segnato uno straordinario colpo di scena finale riesce ancora a sorprenderci. Dopo Pesca al salmone nello Yemen, autentico caso letterario mondiale, Paul Torday si conferma come uno dei più originali scrittori contemporanei regalandoci un grande romanzo, comico e drammatico al tempo stesso, commovente e brillante, scritto in uno stile di estrema, coinvolgente eleganza.
Chiara Valerio. Nessuna scuola mi consola, Nottetempo
"Mercoledì il collega di storia è entrato in III H e nelle ultime due file di banchi gli studenti erano nudi. Così si è sentito legittimato ad allentarsi la cravatta.
Non li ricordiamo per ripeterli, e nemmeno per farci compagnia. Ma per riderne, per consolarci, per scambiarli perché non abbiamo mai smesso di raccogliere le figurine e abbiamo un album per ogni anno scolastico".
Questo libro necessita di alcune istruzioni per l'uso:
1. se siete ancora studenti forse potrebbe essere pericoloso o magari vi farà vedere gli insegnanti con occhi diversi
2. se siete insegnanti diventerà il vostro libro guida
3. se siete presidi non leggetelo, dormirete più tranquilli
4. se, come me, avete per forza di cosa avuto a che fare con la scuola, sarà una lettura divertente e di grande soddisfazione.
Sì perché Nessuna scuola mi consola è un piccolo gioiello di ironia e bella scrittura che vi porterà a tifare per questa sorta di gruppo di aiuto-aiuto di professori frustati e inascoltati ma comunque ancora desiderosi di insegnare con passione la loro materia. C'è tutto in questo romanzo breve, come anche nella scuola: fantasia, divertimento, ironia, amarezza, invidia, rabbia, diversità, coraggio, pedanteria e scarso buon senso. E la protagonista, che attua una sorta di rivolta letteraria contro la burocrazia, alterando i verbali e sconvolgendo il consiglio docenti, è una simpatica don chiscotte tatuata che non si può non rimpiangere di non aver avuto come insegnante. Ma anche al di là che possa interessarvi o meno un tema così universale come la scuola, vale la pena leggerlo per assaporare lo stile e la scrittura di una vera scrittrice, che merita di essere sottolineata quasi ad ogni frase per il sempre felice uso delle parole e delle metafore. Una vera scuola di letteratura!
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Rita Gatto, La morte e’ giovane, Salani
Un uomo ucciso a fucilate, una tragedia forse fin troppo spiegabile. La vittima infatti, rispettabile, colto, stimato intellettuale ma anche equivoco e ambiguo, non ha mai goduto di troppa popolarità tra i benpensanti. E Roccapiatta, dove l'efferato delitto si è compiuto, ne è piena. Facile, forse troppo, cercare un movente tra i villeggianti del vecchio borgo ligure, le cui vite passate o presenti risultano inevitabilmente intrecciate con quella del morto. Vite che nascondono piccoli e grandi segreti, relazioni torbide e trasgressive, passioni amorose spesso al limite della depravazione. Mentre le indagini sono in corso, sotto gli occhi assorti e curiosi di Minelli, un giudice istruttore che guarda con simpatia alla vittima e al suo mondo, un altro cadavere aspetta di essere scoperto, giù al vecchio mulino in mezzo al bosco... Una bella scoperta, un giallo piacevole, scorrevole, non scontato .
Marina Mayoral, Recondita armonia, Angelica editore
Tantissimi i temi di questo romanzo intenso o meglio caliente, visto l’ambientazione e i colori spagnoli. Ci sono l’amicizia, l’amore, il sesso, la guerra, la voglia di giustizia, la bellezza sicura e quella mai ostentata. Il tutto con due protagoniste che parrebbero stereotipate: la bionda e la mora e che invece sono personaggi a tutto tondo, convincenti e indimenticabili. Da quando si incontrano ragazzine alla fine degli anni Venti, in una Spagna pre-franchista e repubblicana, al Collegio de Las Damas Negras, Blanca e Helena, entrambe galiziane, non potrebbero essere più diverse per aspetto fisico, temperamento e ceto. Blanca la mora rimasta orfana in fasce, ha come “genitore adottivo” Don Atilano, il venerato vescovo di Brètema, un prelato illuminato, una delle figure più belle del romanzo, mentre la bionda e angelica Helena può vantare una famiglia numerosa e benestante con a capo Eduardo, un padre colto, aperto, ateo e femminista. Il legame profondo che nasce sin dal primo istante comporta una condivisione assoluta di tutto quello che il destino riserva a ognuna delle due, dagli affetti alle esperienze sessuali, dal percorso formativo agli eventi storici più tragici. Le persone che ciascuna di loro ama è destinata ad amarle anche l’altra, in un modo diverso ma spesso complementare. Un romanzo che riesce a mettere in scena quasi tutti i sentimenti umani con una calore e una vitalità che non si dimenticano.
Christian Frascella, Mia sorella è una foca monaca, Fazi
“…pensai che non c’era giustizia a questo mondo. Picchiato da un imbecille fanatico di Terminator; ; umiliato per via d’una zoccola; minacciato da un padre alcolista e scansafatiche; fratello di una monaca di clausura fuori di testa; figlio di una madre fuggita con un giovane addetto alla pompa; potenziale squartatore di pesci; in più, stanco, lurido e ammaccato”. Così si racconta il protagonista di questo romanzo scorrevole, a tratti molto divertente, adatto anche a un pubblico di giovanissimi per l’immediatezza di lettura e i sentimenti adolescenziali che variano bruscamente dalla totale insicurezza alla più irritante tracotanza, ma che non manca di toccare anche temi più seri. Sempre però con leggerezza. O superficialità? Al lettore giudicare. A una prima lettura infatti il libro ti conquista per la simpatia e la tenerezza che provi verso un protagonista sempre perdente, ma mai rassegnato davanti alle ingiustizie che subisce, ma anche alle “cazzate”, come direbbe lui, che combina. La struttura del racconto tiene benissimo le fila della trama sino al finale aperto, ma speranzoso. Una lettura facile che forse poteva sviluppare maggiormente alcuni spunti meno giovanilistici, che compaiono qua e là quasi per caso e con troppa timidezza.
Adrian Bravi, La pelusa, Nottetempo
“Nulla al mondo è così grande ed encomiabile che non possa diventare polvere. Ogni uomo alla fine diventerà polvere, anzi, il corpo stesso è già un ammasso grigio di polvere. Nessuna cosa è esonerata dal divenire uno strato pulverulento che il vento disperde e dissemina nell’atmosfera. Io sto combattendo una battaglia contro i brandelli del mondo”: Anselmo, il protagonista di questo esilarante e malinconico romanzo breve, fa il bibliotecario ed è ossessionato dalla polvere che implacabile si appoggia ovunque. Ama il suo lavoro ma detesta le pigre colleghe, ignare del ruolo importante che dovrebbero svolgere. Ma paradossalmente la sua furia contro la polvere si scatena maggiormente a casa, dove spinge all’alcolismo la povera moglie Chiara, che tenta di salvare il matrimonio con l’acquisto di un aspirapolvere spaziale. Sono molti i punti dove soffermansi in questo romanzo intrigante e fulminante che provoca davvero una profonda ammirazione per lo scrittore argentino che vive in Italia dal 1999 e scrive in italiano. Egregiamente.
Sarah Zuhra Lukanic, Le lezioni di Selma, Libribianchi, pag. 141, € 11,00
“Desideravo mettermi seduta di fronte al mio pianoforte e suonare per tutti. Anche per quei maledetti cecchini…anche per loro…bisognava avere carità per chiunque”: il pianoforte in copertina non è un mero pretesto anche se la musica in questo romanzo esce alla fine sconfitta. Sconfitta dalla guerra anche se all’inizio della storia Mozart sembra toccare le corde più sensibili dei militari serbi che occupano la casa di Selma Coen, colta e raffinata donna ebrea sposata a un mussulmano nella vivace e multietnica Sarajevo. Ma noi non viviamo nel racconto l’efferatezza dei combattimenti, le morti, i bombardamenti, le aggressioni, gli stupri; paradossalmente seduti sul divano della liberale nonna di Selma viviamo qualcosa di peggio. Assistiamo a come la guerra possa rivelarci un lato nascosto e soprattutto insospettabile del nostro essere più profondo. Perché Selma, di fronte alla violazione della sua casa e alla tortura inflitta al marito, sarà preda di un’irresistibile attrazione per il capitano a capo della rozza milizia serba. Lei, una donna istruita, amante dell’arte e della musica, si trova irrimediabilmente attratta da una diversità istintiva e violenta.
Shalom Auslander, Il lamento del prepuzio, Guanda
“Gli insegnanti della mia gioventù non ci sono più, i genitori sono vecchi e non siamo più in buoni rapporti. Il tizio di cui mi parlavano, però, è ancora in circolazione. Non me lo scrollo di dosso. Ho letto Spinoza. Ho letto Nietzsche. Ho letto il “National Lampoon”. Non è servito. Vivo con Lui ogni giorno e lo scruto: è ancora arrabbiato, ancora vendicativo, ancora – eternamente – incazzato”: convinto che Dio ce l'abbia "personalmente" con lui, che sia sempre pronto a rovinargli qualsiasi gioia e a rifilargli qualche fregatura Shalom fatica davvero a vivere. Detto così sembrerebbe un libro drammatico e invece il romanzo di Auslander ti strappa sorrisi e risate e, almeno su me, ha avuto degli effetti esilaranti. Essendo abbastanza ansiosa e abituata ad aspettarmi sempre una sfumatura negativa anche nelle situazioni migliori, devo dire che la lettura de Il lamento del prepuzio mi ha fatto ridere non solo di un paranoico ben peggiore di me, ma insieme anche delle mie stesse paure. Questo per quanto riguarda la sottoscritta, ma tornando a una valutazione più seria, il romanzo di Auslander è sorprendente non solo per l’ironia e il ritratto della comunità ebrea ortodossa in cui il protagonista trascorre la sua infanzia, ma anche per la scrittura misurata, sempre in linea con i toni della storia. Per dare qualche riferimento letterario, come ce ne sono anche nel libro, Il lamento del prepuzio è un romanzo a metà tra Groucho Marx e La versione di Barney.
Winifred Watson, Un giorno di gloria per Miss Pettigrew, Neri Pozza
Come dice il titolo, vive veramente la sua giornata di gloria la bruttina e sfortunata quarantenne Miss Ginevra Pettigrew, in una triste giornata di novembre nella Londra degli anni Trenta. Istitutrice disoccupata, ormai quasi destinata all'ospizio per poveri, per un fortuito errore si ritrova nella casa di una bellissima e celebre attrice e cantante che le apre le porte di un mondo scintillante e senza pensieri. Tra feste, crisi sentimentali, confidenze, visite improvvisi, rimedi estetici miracolosi, la nostra, sinora sfortunata, governante vivrà davvero l’esperienza di una novella Cenerentola. E come la protagonista della favola non dovrà, come sembrava all’inizio, tornare alla sua vita infelice, ma godrà di un lieto fine quanto mai meritato. Romanzo rilassante, piacevole, intelligente e raffinato, ideale per tirarsi su di morale e provare a contare un po’ di più sulle proprie risorse personali.
Elena Gianini Belotti, Cortocircuito, Rizzoli
“Quello che mi turba è proprio la differenza abissale, incolmabile, che avverto tra me e lui e che, mi pare, nessun dialogo riuscirebbe a superare. Come potremmo comprenderci se veniamo da universi tanto lontani? E’ possibile capirsi solo tra coloro che condividono, almeno in parte, la stessa cultura, le stesse idee, le stesse abitudini. O mi sbaglio? …Eppure, mi dico, gli esseri umani si somigliano tutti, hanno gli stessi sentimenti, desideri, ideali, ambizioni, bisogni, da qualunque luogo della terra provengano. Non è così? Diciamo la verità: la differenza vera, quella che salta agli occhi e ci separa come una barriera insormontabile, è che è toccato a lui di venire qui e non a me di emigrare nel suo paese. La differenza è la povertà che l’ha forzato a lasciare la sua terra per cercare altrove la sopravvivenza”: il primo, lungo racconto del nuovo libro di Elena Gianini Belotti racconta il rapporto tra una donna italiana e Dinesh, l’indiano sikh che ha assunto per badare al suo gregge di pecore. Attraverso questa ed altre storie di immigrazione una delle maggiori scrittrici italiani, e una delle poche che non delude mai i suoi lettori, traccia una sorta di nuova mappa sociale del nostro paese e del nostro quotidiano. Con storie apparentemente semplici ma molto curate e misurate che non cadono mai nel falso pietismo o nell’eccessivo allarmismo, Cortocircuito riesce a tracciare un quadro realistico della nostra realtà e, grazie alla letteratura, ad andare anche al di là del tema comune dei racconti per proporci semplicemente una bella lettura.
Rafik Schami, La voce della notte, Garzanti
E’ stata la mia lettura della Befana ed è stata perfetta, così piena di magia, terre lontane, storie e originali personaggi. La voce della notte dello scrittore siriano Schami, che vive in Germania e scrive in tedesco, è un libro appassionante e senza tempo. Adatto a tutte le età, ma che agli adulti regala il ritorno ad un mondo un po’ fiabesco e al piacere puro di ascoltare storie. Il protagonista infatti è un cocchiere famoso per la bellissima voce e le grandi qualità di narratore. Una notte però Salim perde la voce a causa di un misterioso incantesimo che si scioglierà solo se riceverà sette regali speciali. Ma quali potrebbero essere? Dopo varie ipotesi i suoi sette migliori amici arrivano alla soluzione: cosa di meglio per Salim che ricevere in dono il racconto di sette storie? Così si alternano come narratori più o meno portati l’insegnante di geografia Mehdi, il barista Yunis, l’emigrante Tuma, il barbiere Musa, il fruttivendolo Isam, l’ex ministro Faris e Fatima, la moglie del fabbro Alì, incapace di raccontare. Le storie sono tra la più varie e incredibili e raccontano viaggi, ingiustizie, prodigi, amori e terre lontane o semplicemente le vite vere dei narratori, altrettanto intriganti e avventurose. Una lettura difficile da dimenticare!
Mary Ann Shaffer, La società letteraria di Guernsey, Sonzogno
“Ecco ciò che amo della lettura: di un libro ti può interessare un particolare, e quel particolare ti condurrà a un altro libro, e da lì arriverai a un terzo. E’ una progressione geometrica. Senza altro scopo che il puro piacere”. Juliet è una giovane scrittrice inglese che sta cercando di riprendersi come il suo paese dalla seconda guerra mondiale. In cerca di ispirazione per il suo nuovo libro riceve la lettera di un lettore di un circolo di lettura che ha trovato il suo indirizzo su un libro usato. L’uomo vive a Guernsey, un’isola della Manica occupata dai tedeschi durante la guerra. Attraverso la fitta corrispondenza di Juliet con i membri del gruppo di lettura e con i suoi amici ripercorriamo i drammatici anni della guerra e il potere realmente salvifico dei gruppi di lettura. Vicende drammatiche si alternano a momenti divertenti e alle avventure sentimentali di Juliet, corteggiata da un ricco editore. La società letteraria di Guernsey, nonostante la veste un po’ frivola è un romanzo adatto ad ogni lettore, per la storia intensa e coinvolgente, i personaggi che non si possono non amare e un circolo di lettura che riesce persino a estraniarsi per poche ore dal dramma della guerra.
Teresa Ciabatti, I giorni felici, Mondadori
Dai sei anni di Sabrina fino ai sei anni di sua nipote Greta. In mezzo trent’anni di microstoria italiana attraverso il racconto di una famiglia mezzoborghese che aspirerebbe a entrare nel gotha della Roma bene degli anni Settanta. Soprattutto il capofamiglia Riccardo Mannucci, integerrimo e devoto funzionario RAI vorrebbe per i suoi figli e in particolare per la minore, la bambina prodigio Sabrina i giusti riconoscimenti e le più adeguate frequentazioni. Il suo sogno comincia a realizzarsi quando la sua piccola Shirley Temple italiana viene selezionata per lo Zecchino d’oro, trampolino di lancio ideale per una futura carriera da diva. In realtà.. ma il seguito lo lascio a voi perché il bel libro di Teresa Ciabatti potrebbe anche intitolarsi “Vent’anni dopo” o “Cosa ne è stato?” E sembra rispondere a quella curiosità mista a nostalgia di quando pensiamo alla nostra infanzia e a tutti quei visi con cui abbiamo condiviso i banchi di scuola e che magari poi non abbiamo più incrociato. “I giorni felici” ci fa un po’ viaggiare su questo sentimento corredando la fine di alcuni capitoli con le brevi schede biografiche dei personaggi reali che compaiono nel romanzo. Potrebbe sembrare una scelta fuorviante e invece alla fine queste puntuali note rispondono ad una reale curiosità del lettore e non intralciano il corso della vicenda romanzesca. Anzi, la arricchiscono e fanno risaltare ancora di più il talento narrativo della scrittrice. E il valore maggiore del libro è forse in questa misurato e preciso passo a due tra la realtà con tutti i suoi personaggi più o meno noti e la storia inventata, sentita, partecipata, ma mai patetica o falsamente emotiva. Davvero una bella lettura!
Nikita Lalwani, La bambina prodigio, Guanda
“Mi trasferisco in un paese dove le persone ridono e si divertono e non sono crudeli e maleducate e non ti prendono in giro, e dove sono più intelligenti delle persone di qui, soprattutto in matematica, come me. E non tornerò mai più. E poi, a proposito, mamma e papà dicono che gli inglesi hanno rubato tutte quelle pietre alla gente dell’India, rubini e diamanti dai monumenti preziosi, prima di smetterla di governarla, e questo fa capire come hanno rubato l’entusiasmo degli indiani per la vita”: Rumi, 10 anni, nata a Cardiff da genitori indiani, un grande talento per la matematica, desidera tornare nel suo paese d’origine e lasciare un Inghilterra grigia e deludente. Divisa tra il padre ambizioso e rigido e la madre tenera, ma ammalata di nostalgia per l’India, Rumi deve anche vedersela con il suo straordinario talento che la rende ancora più una diversa agli occhi dei coetanei. Coinvolgente romanzo di formazione, La bambina prodigio offre una serie di piani di lettura che lo rendono adatto anche ai lettori adolescenti. Dalla scuola all’educazione familiare, dall’abbigliamento ai talenti che diventano però motivo di angoscia, dalla voglia di rivalsa al timore del giudizio altrui sono tanti i temi di un racconto coinvolgente e a tratti commuovente che racconta la preadolescenza e l’adolescenza con sano realismo.
Antonio Della Rocca, La spilla di Janesich, Mobydick
“Dalla forma della scatolina in velluto era sicura che fosse un anello, ma quando la aprì rimase ad occhi aperti. Una spilla di diamanti, una spilla bellissima e sfolgorante nella luce del mattino, con una perla nel mezzo, un gioiello fantastico, più bello di qualsiasi gioia lei avesse mai posseduto”: comincia così nell’inverno del 1920 la storia della spilla Janesich che dà il titolo al raffinato e piacevole romanzo di Antonio Della Rocca. Ma noi non incontreremo da subito Giuditta, la prima entusiasta padrona del prezioso gioiello che seguiremo poi per tutto il Novecento; il romanzo infatti si apre da Sotheby’s a Londra, quando la spilla separerà il suo destino da quello della famiglia a cui è appartenuta dal quel lontano anniversario di nozze. L’abilità dell’autore sta proprio nel non far perdere il lettore nei molti salti temporali e spaziali (Da Londra passiamo a Vienna, Trieste, Pescara fino al Sudamerica), ma anzi nel rendere assolutamente naturale il percorso non cronologico degli eventi narrati. Ne nasce così insieme una sorta di album dei ricordi della famiglia Saralvi, che, all’inizio dell’Ottocento, lascia Ferrara per trasferirsi a Trieste, ma anche uno spaccato storico vivido e reale dell’intero secolo scorso. Tanti i personaggi, principali e comprimari sempre ben tratteggiati anche grazie a una scrittura scorrevole ed estremamente curata, incisiva e mai banale. Una bella storia, un impianto narrativo originale e ben costruito, un linguaggio efficace, una cornice storica attendibile e un filo conduttore non pretestuoso, ma mai prevaricante: ingredienti ideali per un buon romanzo, che l’autore triestino ha saputo dosare con abilità da vero narratore.
Paolo Colagrande, Kammerspiel, Alet
Si comincia a ridere dalle prime battute e si continua a libro finito, ripensando alle situazioni raccontate tra sé e sé, consigliandolo agli amici o scrivendo una recensione. Cosa che fatico a fare e ho rimandato per tanto tempo perché mi sento già sconfitta in partenza: non riuscirò mai a rendere il piacere della lettura dei libri di Paolo Colagrande. Qui vi segnalo il secondo uscito da poco perché il primo Fideg, uscito nel 2007, devo confessare mio malgrado, non l’avevo letto. Voi non fate come me, partite da Fideg così seguirete in ordine cronologico le vicende di Bisi, articolista freelance e aspirante scrittore frustrato, una sorta di don chiscotte del giornalismo e della letteratura italiana. Pieno di idee, sognatore, ingenuo, Bisi si barcamena nell’apparentemente ordinaria vita di provincia, grazie anche alla concretezza della moglie Emilia e alla cura del bambino Ale. I libri di Colangrande fanno venire voglia di rileggerli per gustare meglio i diversi livelli di lettura che passano dalla filosofia di Nietzsche alla punto Van, dalle riunioni “letterarie” in osteria alle serate di gala, nelle quali Bisi non si sente molto a suo agio. Come vi dicevo all’inizio non si riesce a descrivere la scrittura incalzante, da monologo interiore e la gran quantità di riferimenti più o meno comici dello scrittore piacentino, quindi non vi resta che leggerlo!
Penelope Lively, Tre vite, Guanda
Mi sono accorta che ero rimasta indietro di una recensione promessa, quando vi ho parlato dei bei romanzi di Dana Sachs e Rau Badami. La terza bella storia di cui vi parlavo ci porta in Inghilterra e all'ultimo libro di una delle migliori scrittrici contemporanee. Tre vite di Penelope Lively è il classico e raro esempio di come fare di una saga familiare un capolavoro della letteratura. Da Lorna a Molly sino a Ruth il romanzo racconta le vite di tre donne accomunate da una grande indipendenza e da una forte personalità. La parte forse più affascinante del romanzo è quella che prende il via nella Londra degli anni Trenta, dove si incontrano Matt, un giovane artista squattrinato, e Lorna, disillusa erede di una ricca famiglia borghese. Nel giro di qualche mese i due si sposano e si trasferiscono in un cottage spartano nella campagna del Somerset. Hanno anche una bambina, Molly che ritroviamo nella Londra, negli anni Sessanta. Anche Molly avrà una figlia, Ruth, che sarà protagonista dell'ultima parte della storia e che riallaccerà tutti i fili pendenti con il passato.
SPECIALE STORIE BREVI
Sarà perché in questo periodo ho sempre poco tempo, anche per leggere o perché spero sempre che il tempo migliori e si possa andare qualche ora in piscina o sul lago, dove i romanzi sono un po’ più imepegnativi, ma ho trovato un’ancora di salvezza nella lettura dei racconti. Ne cominci uno e riesci a finirlo prima di crollare di sonno o di tuffarti nell’acqua. Ecco quelli che vi consiglio:
Jhumpa Lahiri, Una nuova terra, Guanda
A chi si ostina a non leggere i racconti bisognerebbe proporre questa raccolta di Jhumpa Lahiri, maestra indiscussa delle storie brevi. In più i suoi racconti compongono un ideale romanzo dove si alternano protagonisti accomunati da un sottile senso di straniamento. Da Cambridge e Seattle fino all'India e alla Thailandia, la scrittrice americana di origine indiana ci racconta vite apparentemente banali e quotidiane che diventano però esistenze esemplari che ti inchiodano alle pagine e ti entrano dentro per sempre. Sono proprio racconti dei sentimenti e di rapporti umani che ti danno una visuale privilegiata all’intenro delle dinamiche familiari fatte di incomprensioni, cose non dette, desideri sopiti, laceranti malinconie.
Eric-Emmanuel Schmitt, La sognatrice di Ostenda, e/o
Quattro racconti degli equivoci, inquietanti, raffinati e decisamente impietosi verso il lettore che spera in un epilogo positivo compongono il nuovo libro dello scrittore filosofo Eric-Emmanuel Schmitt. Il racconto che dà il titolo alla raccolta è forse il meno sarcastico e racconta una meravigliosa, anche se segreta e non creduta, storia d’amore. Non è infatti una sognatrice la disabile Emma, quando racconta a uno scrittore a cui ha affittato una stanza per la sua vacanza a Ostenda, del dio greco che ha trovato un giorno mentre passeggiava sulla spiaggia. Non perdetevi poi Cattive letture dove un rigido professore di filosofia avverso alla letteratura scopre la magia della lettura. Un po’ troppo tardi, però!
Gabriele Romagnoli, Solo i treni hanno la strada segnata, Mondadori
Ecco forse bisogna essere di buon umore per leggere i brevissimi e perfetti racconti di Romagnoli. Devo dirvi che casualmente io ho trovato un’ambientazione ideale: mi trovavo in compagnia di una polpetta all’ ora di pranzo, seduta su una comoda panchina a Vaiano Cremasco sul viale de cimitero. Era una giornata caldissima e il salumerie dove ho comprato la buonissima polpetta mi ha consigliato quell’unico luogo all’ombra e ventilato. Perfetto! Come la provvidenziale lettura che mi ero portata: i fulminanti, ironici e malinconici racconti dello scrittore bolognese. Dei quali non puoi non ammirare la scrittura essenziale ma elegante e lo sguardo sempre oltre e altro che a volte lascia davvero poche speranze. Ma del resto io ero già sul viale del cimitero! A parte gli scherzi i racconti di Romagnoli sono piccole storie concentrate che ti fanno desiderare che non finiscano mai per le situazioni spesso spiazzanti e la grande poesia che contengono.
Dana Sachs, Se tu vivessi qui, Marcos y Marcos, pag. 431, euro 17,00
Ci sono dei periodi in cui mi sembra non ci sia niente di coinvolgente da leggere. Poi penso che magari è colpa mia che non so scegliere bene. Poi può succedere anche che leggi un bellissimo libro come quello della Badami che vi ho segnalato la settimana scorsa e hai paura a cominciare qualcos’altro perché sarà sicuramente deludente e invece… e vi parlerò poi di Tre vite. Ma incredibilmente, e il fenomeno è molto raro, dopo un capolavoro come il romanzo della Lively, ho preso in mano senza troppe speranze Se tu vivessi qui e ho scoperto che è un libro imperdibile! Speriamo che la vena non si esaurisca! La storia è quella dell’amicizia tra Shelley, giovane donna simpatica e attraente, che lavora nell’impresa di pompe funebri del marito Martin più vecchio di lei e al secondo matrimonio e Xuan Mai, con alle spalle una terribile fuga dal Vietnam. Le due donne si ritrovano insieme in un viaggio nel paese orientale per cominciare la loro “seconda vita”. Molti i temi del romanzo come il senso di colpa, il perdono, la voglia di maternità, l’adozione. E c’è anche un bel personaggio italiano.
Anita Rau Badami, Le donne di Panjaur, Marsilio, pag. 398, euro 19,50
Non delude chi aveva amato il raffinato e struggente Il passo dell'eroe il nuovo romanzo della scrittrice indiana che vive in Canada. E tra i due paesi si giocano le vicende delle protagoniste: la bella e ambiziosa Sharan che ruba il promesso sposo alla sorella e la condanna così a un crudele destino; la tormentata Leela che si riscatta da un'infanzia senza amore e piena di umiliazioni; la giovane Nimmo, nipote ritrovata di Sharan che deve affrontare la prova più dura per una madre. Tutti e tre personaggi complessi e indimenticabili che durante la lettura diventano persone di famiglia alle cui vicende non si smette di pensare nemmeno a libro terminato. Ed è questa la magia che riescono a creare solo i veri romanzi. Alle storie poi delle tre protagoniste fanno da cornice indispensabile le vicende storiche in cui si trovano coinvolte dove spiccano le sanguinose guerre civili e i problemi legati all'emigrazione e al desiderio di trovare condizioni di vita migliori. Le donne di Panjaur è un romanzo corale, colorato, pieno di voci e suggestioni. E se non l'avete ancora fatto, leggere anche Il passo dell'eroe.
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Geraldine Brooks, I custodi del libro, Neri Pozza, pag. 416, euro 18,00
Romanzo bellissimo che si merita ampiamente il prestigioso Booker prize, ma soprattutto di essere letto e diffuso il più possibile. La storia prende il via da Sarajevo, dove si reca Hanna per il restauro del manoscritto dell'Haggadah, sopravvissuto all'Inquisizione e a tutte le persecuzioni sofferte da sempre dagli ebrei, un libro che simboleggia la forza stessa della vita che si oppone alle tenebre della morte. "I custodi del libro", che è insieme romanzo storico, giallo, racconto ricco di personaggi indimenticabili, ripercorre poi il travagliato percorso della Haggadah fino al museo di Sarajevo. Nelle vicende storiche si innestano anche la vita della trentenne Hanna, restauratrice australiana e dei suoi colleghi e maestri, che abitano luoghi pieni di libri e antichi segreti.
Hubert Klimko-Dobrzaniecki, la casa di Rosa, Keller, pag. 208, euro 13.00
Il libro è già curioso ancora prima di cominciare a leggere perché è costruito su due storie che si intrecciano e danno vita al romanzo. Si possono leggere indipendentemente, ma solo leggendole entrambe si capisce la storia dei personaggi. Si può iniziare a leggere il libro dalla cima o dal fondo, ovvero dal presente o dal passato perché anche l'impaginazione è particolare. Naturalmente io ho fatto la scelta secondo me peggiore… Voi partite da “sono figlio unico…”.
A parte questo il romanzo è strabiliante per la storia apparentemente primordiale: nascere, amare, riprodursi, invecchiare, morire e per i personaggi disarmanti nella loro visione del mondo.
Nella prima storia, quella del passato, nell’Islanda d’inizio secolo, due giovani si innamorano, costruiscono la loro casa e le serre alimentate dai geyser e hanno una bambina, la Rosa del titolo che ritroviamo nell’altra storia in una casa di riposo. Dove lavora il protagonista, un immigrato polacco che, prima di arrivare in Islanda, ha percorso tutta l’Europa dell’Est. Non voglio dirvi altro sui personaggi della casa di riposo, sugli infermieri, ma anche sulla filosofia di vita del protagonista. Merita però qualche cenno la biografia dell’autore che è già un romanzo! Hubert Klimko-Dobrzaniecki è nato nel 1967 a Bielawa, nella Bassa Slesia. Ha studiato teologia, filosofia e filologia islandese. Nella sua vita ha svolto diversi mestieri, tra cui lo spennatore di tacchini, il mimo, il guardiano di porci, l'operaio agricolo, il contrabbandiere di diamanti, il com-merciante di caviale e di opere d'arte. Ha pubblicato due raccolte di poesie in lingua islandese. Nel 2003 è uscito il volume di racconti Stacja Bielawa Zachodnia (Stazione Bielawa Ovest), e recentemente un lungo racconto Ko³ysanka dla wisielca (Ninnananna per un impiccato) e il romanzo Raz. Dwa. Trzy (Uno. Due. Tre). Da poco si è trasferito da Reykjavík a Vienna. Buona lettura!
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Henning Mankell, Scarpe italiane, Marsilio, pag. 332, € 18,00
Stavolta non ho resistito. Di solito mi tengo di scorta il nuovo libro dell’amato Henning Mankell, Wallander o altro che sai (ma sempre Marsilio) per le vacanze estive e invece… Sarà che non so se e quando andrò in vacanza, ma in un momento di sconforto letterario, ho subito cominciato Le scarpe italiane. E ho fatto bene!
Il maestro svedese del giallo non smentisce il suo talento anche con una storia d’amore forte e coinvolgente. Fredrik Welin, ex-chirurgo, che ricorda per il carattere malinconico l’amato commissario Wallander, vive isolato su una piccola isola dell'arcipelago al largo di Stoccolma, circondato da un mare di ghiaccio. La solitudine l’ha scelta e la difende strenuamente sino a quando non arriva sull’isoletta Harriet, il suo primo amore, che non vede da quarant’anni. La donna sconvolge l’equilibrio faticosamente costruito e lo costringe a intraprendere un viaggio nel passato insieme doloroso e vivificante.
Oltre all’amore senza età, protagonisti della storia sono un incredibile paesaggio nordico fatto di laghi e distese di ghiaccio e un mistero che riguarda la vita di Fredrik. La lettura è come sempre confortante e appassionante. Adesso però dovrò trovarmi un altro libro per le vacanze!
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Caterina Bonvicini, L’equilibrio degli squali, Garzanti, pag. 237, euro 15,60
Anche se avevo già letto e apprezzato i libri precedenti di Caterina Bonvicini, classe 1974, il suo ultimo romanzo è riuscito a sorprendermi. Positivamente. L’equilibrio degli squali è un libro ricco, originale, con un perfetto equilibrio tra la scrittura, raffinata e piena di immagini evocative e una storia che ti si attacca addosso senza mai lasciarti. Equilibrio è la parola chiave della storia.
E mi scuso già per tutte le volte che dovrò usarla, non trovandone una migliore. L’equilibrio infatti lo cercano tutti i protagonisti del romanzo, nelle loro vite tormentante, non sempre per motivi oggettivi, ma spesso per turbamenti interni, ancora peggiori da gestire. La protagonista Sofia è forse quella che ha realmente più motivi per essere una giustificata vittima del male di vivere e un’equilibrista un po’ incerta, ma nella realtà è forte, tenera, intelligente (meno che nelle scelte sentimentali) I personaggi maschili, al di là del misterioso Nino, destinatario delle lettere di Margherita, la madre di Sofia, sono tutti personaggi piuttosto negativi. Il padre di Sofia, Nando, con la sua presenza-assenza e la sua filosofia di vita mutuata dagli squali è fuori concorso. Certo non vince la medaglia come miglior marito, padre, compagno, ma suscita comunque affetto e tenerezza e così viene facilmente perdonato anche da chi legge. Le figure femminili spiccano proprio per la tensione a un equilibrio personale senza farne pagare troppo le conseguenze agli altri, a partire dalla giovane protagonista, Sofia, sino alla tormentata ed emotiva Margherita, che conosciamo soprattutto attraverso le lettere scritte e mai spedite, dalla nonna borghesemente “equilibrata”, dalla forte e simpatica Claudia sino alla piccola Camilla, preadolescente impetuosa e insopportabile insieme.
Insomma un libro assolutamente da leggere.
Silvia Di Natale, Vicolo verde, Feltrinelli, pag. 284, euro 16,00
Non è facile recensire l’ultimo libro di Silvia Di Natale che stimo da tempo a partire da quel capolavoro di Kuraj. Intanto Vicolo verde ha un avvio un po’ faticoso con salti temporali e ambientali che fanno un po’ perdere il lettore. Ma magari è l’effetto voluto per farlo poi entrare nel passato della protagonista, italiana che vive in Germania, in attesa di una nuova vita che non potrà non fare i conti con la famiglia che la sta accogliendo. Anche la saga familiare che racconta l’amore tra i genitori della protagonista, la fiera e pragmatica madre piemontese e l’artista, creatore di aquiloni padre siciliano, ha un andamento frammentario, dove si alternano frasi fulminanti e scene di rara vividezza. Quando poi si è entrati nella storia non si riesce più a staccarsi dal vicolo narrativo in cui ci porta Silvia Di Natale tra ricordi, immagini, frammenti di passato.
Natsume Soseki, Il signorino, pag. 160, euro 14,50
Fa davvero riflettere il fatto che questo romanzo sia forse l'opera più letta nel Giappone moderno. Il signorino (la traduzione del giapponese Bocchan che è il nome affettuoso che si usa in Giappone per rivolgersi a un bambino maschio, in italiano non funziona) è insieme il piccolo di casa, ma anche un ragazzino immaturo, irresponsabile, ingenuo. Come il protagonista della storia, che, disprezzato dal padre e ignorato dalla madre che gli preferisce il fratello più grande, viene chiamato affettuosamente bocchan da Kiyo, la domestica di casa, una donna all'antica che considera il legame con lui alla stregua di quello che univa servitore e padrone in epoca feudale. Sarà quindi Kiyo il suo riferimento affettivo nell’infanzia e anche nell’età adulta che lo vede poco convinto insegnante di matematica in uno sperduto liceo di provincia. Dove però il signorino dimostra anche un alto senso morale e del dovere, una ribellione quanto mai ingenua verso il sistema gestito da un branco di caproni arroganti, disonesti e ipocriti. Da rampollo smidollato si trasforma in ingenuo Don Chiscotte alla ricerca del rispetto delle regole e dell’onesta nei confronti degli altri. E rimane unico baluardo contro una scuola lontana dal principio del merito e al fianco di un insegnante rimosso per un sordido gioco sentimentale. Così se nelle prime pagine prima ci dispiacciamo dell’infanzia infelice e però poi un po’ lo rimproveriamo per l’eccessiva superficialità e il lasciarsi vivere, alla fine dobbiamo ammirare il nostro signorino per il commuovente coraggio con cui non cessa un solo istante di difendere l'antico senso dell'onore.
Il bosco delle storie perdute |
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Eileen Favorite, Il bosco delle storie perdute, elliot, pag. 313, euro 17,50
“Passano le ore, e io non me ne rendo conto. Seduto qui, vago in paesi di cui vedo ogni dettaglio. Interpreto un ruolo nella storia che leggo. Mi identifico realmente con i personaggi. Li vivo, li respiro”: e se invece i personaggi dei romanzi uscissero dalle pagine dei libri e te li ritrovassi a casa tua? E’ quello che succede a Anne-Marie e alla figlia tredicenne Penny, proprietarie di una isolata pensione dove ogni tanto appaiono le “Eroine” di fiabe e romanzi. Come la Emma Bovary protagonista del romanzo da cui è tratta la citazione iniziale sul potere della lettura. Lettura che naturalmente diventa proibita all’apparire delle eroine che nulla devono sapere del loro destino. Il rischio è quello di cambiare il corso della storia. Anne-Marie è molto attenta in questo ma Penny non lo trova giusto. E così decide di intervenire per aiutare Deirdre, protagonista di un’antica saga celtica, provocando una serie di reazioni a catena non senza gravi conseguenze. Raccontata così Il bosco delle storie perdute può sembrarvi una sorta di fiaba o di fantasy per letterati; in realtà il racconto della Favorite è un romanzo avvincente che sa ben dosare verosimile e fantasia. E Penny è un bel ritratto di adolescente, che può piacere anche alle giovani lettrici.
Alison Bechdel, Fun Home, Rizzoli, pag. 236, euro 18.00
Premiato come miglior libro dell'anno da Time nel 2006, Fun Home è il classico esempio di come un graphic novel può essere avvincente e coinvolgente come un bel romanzo. Attraverso la storia della casa dove ha vissuto con la famiglia Alison racconta il controverso e doloroso rapporto con il padre Bruce, inflessibile e rigido esteta, insoddisfatto della sua vita. Con gli occhi di bambina familiarizza con la morte grazie all'impresa di pompe funebri ereditata dal padre, che la dirige nei momenti liberi dal suo lavoro di insegnante di letteratura. L'ossessione per la casa che Bruce vuole riportare agli antichi fasti, la repressa omossessualità del padre, l'ambiguo rapporto dei genitori, la sofferente indifferenza della madre contribuiscono a creare a Fun Home un clima di tensioni e forti emozioni. Da leggere e consigliare anche a lettori adolescenti.
Brendan O’Carroll, Agnes Brown mamma, Neri Pozza
Se avete perso questo romanzo quando era uscito qualche anno fa da Giano, beh allora avete a disposizione una lettura davvero unica! Agnes Browne, trentaquattro anni, bella, proletaria, simpatia irresistibile, ha un banco di frutta e verdura al mercato del Jarro, turbolento quartiere popolare di Dublino, sette figli e purtroppo anche un marito che lascia i suoi guadagni agli allibratori, per poi rifarsi con lei a suon di ceffoni. Ogni mattina Agnes esce di casa alle cinque per incontrare l’amica Marion e iniziare insieme la giornata, in allegria, e il venerdì si gioca a bingo, per poi finire al pub di fronte a una pinta di birra e un bicchiere di sidro. Non una gran vita, a parte le risate con Marion e le altre, al mercato. Finché, un bel giorno, Rosso Browne muore, lei rimane sola e comincia a godersi davvero la vita. È l’inizio di un carosello di vicende esilaranti, in coppia con Marion, autentico genio comico, e alle prese con i figli che le propinano dilemmi adolescenziali, obbligandola a improvvisarsi consigliera (con grande spasso dei pargoli) o a vestire i panni dell’angelo vendicatore. Un libro ironico sulla famiglia, la maternità, l’amicizia, la capacità di cavarsela con un sorriso in ogni occasione.
Philibert Schogt, La moglie del filosofo, Garzanti
Non è certo un bel periodo per la simpatica ed equilibrata giovane donna che risponde la nome di Vera Samson, lasciata improvvisamente dal compagno che non vuole avere niente a che fare neppure con il loro bambino di sei anni. Per di più Vera ha sostenuto moralmente e mantenuto economicamente Luuk finché si è finalmente prospettato un editore per il suo voluminoso saggio La soglia del dolore dedicato a un poco conosciuto filosofo americano. A questo punto però Luuk la lascia per la complicata e aggressiva Ute senza preoccuparsi del figlio Timo. All’uscita del libro oltretutto Vera scopre che Luuk usa la loro vicenda familiare per comprovare le teorie del filosofo in esame e designa Vera come il male della sua vita. Peggio di così! Il romanzo si divora fino al colpo di scena finale che naturalmente non vi svelo. Ironico e sprezzante La moglie del filosofo tiene sempre viva l’attenzione del lettore con una storia insieme verosimile e sconvolgente.
Erlend Loe, Doppler vita con l'alce, Iperborea, pag. 176, euro 13,50
"Ho fatto così tanto. Sono stato così bravo. Sono stato così maledettamente bravo. Ero bravo all'asilo. Ero bravo alle elementari. Ero bravo alle medie. Al liceo ero bravo da fare schifo…Studiavo da bravo e avevo una bravissima fidanzata che ho sposato da bravo circondato da bravi amici dopo che mi era stato offerto un posto così da bravo che non ha fatto che spalancarmi le porte ad altri posti da bravo. Poi abbiamo avuto dei figli con cui siamo stati bravi, abbiamo trovato casa e l'abbiamo messa a posto da bravi. Non ho fatto che girare in tondo in questa bravura per anni…Ho respirato bravura e a poco a poco ho perso la mia vita". Andreas Doppler fa queste considerazioni in seguito a una caduta in bici che gli regala una commozione celebrale e una nuova consapevolezza. Che lo spinge a lasciare moglie, figli, lavoro e il suo bravo ruolo da bravo per trasferirsi nel bosco in una tenda in cui conduce una vita da "africano", da primitivo raccoglitore e cacciatore. Naturalmente la sua vecchia vita non si lascia abbandonare senza conseguenze, ma Andreas è risoluto a proseguire con la sua ribellione per il divertimento di noi lettori che non possiamo resistere a questa storia di fuga ricca di humour e forse anche di…cattive idee!
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José Ovejero, La vita degli altri, Voland, pag. 374, euro 16,00
"Una vita felice lascia impronte diverse da una triste. E come spesso si riesce a identificare un oggetto dall'ombra che proietta, così è possibile ricostruire una vita dai residui che ha lasciato." E' un viaggio in un mondo di contrasti marcati e dolorosi quello raccontato dallo scrittore spagnolo che vive da molti anni in Belgio. Ed è proprio a Bruxelles che incontriamo i protagonisti della storia: il ricchissimo imprenditore Lebeaux, recentemente risposatosi con la giovanissima Sophie; Claude e Daniel eternamente precari; Chantal disillusa e romantica; Kasongo fuggito dal suo paese dopo la morte della moglie; Degand, l'avvocato di Lebeaux, protagonista di una doppia vita. Giocato tra Africa e Belgio il romanzo mette in scena le forti discrepanze economiche tra paesi poveri e ricchi, denunciando le ingiustizie senza falsi moralismi, ma con grande realismo.
Giovanni Montanaro, La croce Honninfjord, Marsilio, pag. 278, euro 16,50
Ambientato per lo più in Norvegia, La croce Honninfjord del sorprendente giovane esordiente Giovanni Montanaro racconta quattro storie contemporaneamente: 1970. Il giovane Bjorn Korning, custode dell'immenso Archivio che, a Ingenting, contiene tutta la musica del mondo, riceve una lettera inaspettata e parte alla volta di Venezia per rivedere Marie, la ragazza francese che ancora, dopo quattro anni di silenzio, desidera sopra ogni altra cosa. 1942. Edvard von Honninfjord-Dervinskij, compositore e partigiano, si reca a Tilbake, nel nord della Norvegia, per affondare un traghetto e impedire ai tedeschi di ottenere la bomba atomica. Natale dell'anno 883. Il monaco benedettino Hoisbald giunge in segreto alla cattedrale di Askert con l'intento di rivoluzionare il canto gregoriano sfidando l'ortodossia della Chiesa. 1988. Negli Stati Uniti la telefonata di un'ascoltatrice durante una trasmissione radiofonica permette di risolvere il caso di un gruppo di bambini scomparsi nel nulla mentre tentavano di sfuggire ai nazisti. Un romanzo polifonico, coinvolgente e tradizionale nato dal talento di un ragazzo ventiquattrenne.
William Boyd, Le nuove confessioni, Neri Pozza, pag. 635, € 19,00
Capita, non spessissimo, di trovare un libro, cominciare a leggere e pensare che i veri scrittori si rivelano subito dalle prime pagine. Non sono certo io che scopro il talento di William Boyd, considerato uno dei maggiori scrittori viventi, ma i suoi libri non mi hanno mai minimamente deluso. Anzi, sono tra i pochi che superano le pur alte aspettative. Come succede con Le nuove confessioni, che all'inizio avevo messo da parte perché la storia non sembrava potesse interessarmi. E qui mi sbagliavo: quando uno è un vero scrittore conta davvero poco quello che ti racconta ma come lo racconta. E le confessioni di John James Todd, scozzese del secolo scorso, sopravvissuto a un'infanzia da orfano non amato, passato dall'esperienza della guerra e approdato ai fasti del cinema berlinese, ti inchiodano al libro e ti rimangono nella testa e nel cuore a lungo. Come solo i grandi libri e i loro grandi scrittori riescono a fare.
Alberto Bracci Testasecca, Il treno, e/o, pag. 170, € 15,00
Davvero un bel libro da leggere in treno! Non è uno scherzo perché oltre che il titolo tutta la vicenda ruota intorno e soprattutto prende il via da un viaggio sulle ferrovie dello stato. Durante una di quelle inspiegabili soste in mezzo al nulla, in questo caso tra Milano e Genova, alcuni passeggeri forzano una porta e per sfuggire al calore e poter fumare una sigaretta scendono dal treno. Poi si allontanano per ristorarsi un po' all'ombra - siamo a giugno - e …rimangono a piedi. Il treno riparte e all'anziana Lilli, alla nervosa donna in carriera Rossella, al fallito cinquantenne Aurelio e allo scrittore in crisi Francesco, non resta che cercare un aiuto apparentemente nel nulla che li circonda. Dopo un comprensibile momento di panico, nessuno di loro ha denaro e effetti personali con sé, si imbattono in uno strano personaggio, che non sembra neppure vero. Il vecchio Mario, eremita e contadino li accoglie nella sua casa, li rifocilla e gli apre una finestra sul paradiso in contrasto con la loro vita di tutti i giorni. Il finale lo lascio a voi. Al di là della lettura piacevole e scorrevole il romanzo dell'esordiente Testasecca soffre ogni tanto di un po' di eccessivo buonismo, soprattutto quando inserisce il reality di una TV locale, che a volte diventa di peso alla storia principale, davvero bella e intrigante.
Diego de Silva, Non avevo capito niente, Einaudi, pgg. 309, euro 16,00
Brillante, vivace, divertente, Non avevo capito niente racconta la storia di Vincenzo Malinconico, avvocato napoletano che finge di lavorare per riempire le sue giornate. Divide con altri finti-occupati come lui uno studio arredato con mobili Ikea, chiamati affettuosamente per nome, come fossero persone di famiglia. È stato appena lasciato dalla moglie, ma cerca con ogni mezzo di mantenere un legame con lei e i due figli adolescenti. Lievemente amaro, il romanzo di De Silva racconta una generazione spesso superficiale e ingenua, ma non totalmente perduta. Moltissime le scene comiche che ci rendono la personalità disarmante e auotoironica del protagonista. Un libro riuscito, ben scritto adatto anche a lettori deboli.
Raffaella Romagnolo, L'amante di città, Fratelli Frilli, pag. 163, euro 9,00
Devo confessarvi che ho cominciato a leggere questo piacevole gialletto perché una delle protagoniste è una bibliotecaria. E speravo fosse ambientato in biblioteca. Questa è stata l'unica piccola delusione che ho subito dal libro, perché il romanzo di Raffaella Romagnolo è piacevole, ben costruito, con una trama credibile e avvincente e soprattutto ben scritto. La storia poi accomuna due omicidi avvenuti a dieci anni di distanza: nel 1993 infatti viene trovata morta un'anziana nobildonna e nel 2003 trova invece la morte un docente universitario. Troppe le coincidenze tra i due delitti e così il maresciallo Ernesto de Luigi, intelligente, accorto e difficile da convincere segue varie piste. Una porta anche o meglio lo porta in biblioteca dove incontra appunto la bibliotecaria Giovanna, tassello essenziale più che per le indagini per la vita privata del piacente maresciallo. Ricco di ironia, a tratti davvero divertente il romanzo della scrittrice piemontese riesce a proporre al lettore amante dei gialli e non personaggi e situazioni originali. Brava!
Muriel Barbery, L'eleganza del riccio, e/o, pag. 319, euro 18,00
Annunciato da recensioni entusiastiche e dall'importante premio che ogni anno assegnano i raffinati librai francesi, L'eleganza del riccio non delude le aspettative. Anzi. La storia della portinaia Reneè, apparentemente tipico prodotto degli eleganti palazzi parigini, e cioè infarcita solo di cultura televisiva, sciatta, sempliciotta e sempre a disposizione dei ricchi e potenti padroni di casa, e della dodicenne e geniale Paloma, è davvero irresistibile. Reneè infatti nasconde un gatto di nome Lev, a testimoniare l'amore per l'omonimo Tolstoj, ha una profonda cultura filosofica, da autodidatta, ma affinata da una mente sicuramente di ottima levatura, è una raffinata cuoca e conoscitrice della cultura giapponese. La giovane Paloma, anche lei notevolmente dotata intellettualmente, è naturalmente completamente incompresa in famiglia ed è alla ricerca di un'anima affine. Le due protagoniste, destinate a incontrarsi, sono accomunate dalla ricerca di un luogo dove nascondersi. Reneè l'ha trovato nell'anonima portineria, dove passa inosservata la sua eccezionalità, Paloma sta invece ancora cercando un suo posto nel mondo, un suo rifugio ideale.
Romanzo raffinato e intellettuale, anche se dotato di una leggerezza e di un'ironia sorprendenti, il racconto della scrittrice francese è da leggere e rileggere per scoprirne i molteplici piani di lettura.
Colum McCann, Zoli. Storia di una zingara, Rizzoli
Il romanzo dello scrittore irlandese McCann non è l'epopea del popolo rom, anche se riesce a tracciare un ritratto sincero e realistico di una popolazione vittima di persecuzioni e pregiudizi. Ma al di là di questo tema di fondo Zoli è soprattutto la storia di un'esistenza non comune e della difficoltà di conciliare il talento personale con le implicazioni sociali e affettive del mondo in cui ci si trova a vivere. Zoli, rom cecoslovacca, rimasta orfana a causa delle feroci persecuzioni verso il suo popolo, scopre grazie allo straordinario nonno che la alleva la passione per la poesia. Via via che cresce la personalità di Zoli si dimostra fuori dal comune ma le difficoltà non faciliteranno certo la libera circolazione delle sue poesie. Il viaggio di Zoli, fatto di sofferenza, ma anche di incontri straordinari, si conclude in Italia. Ma non voglio rivelarvi troppo per non rischiare di rovinarvi anche solo un poco la magia di questo incantevole e toccante romanzo.
Eva Mìnervudòttir Gudrùn, Il circo dell'arte e del dolore, traduzione di Silvia Cosimini, Scritturapura pag. 341, euro 15.00
E' cominciato tutto con la segnalazione della mia amica Silvia Cosimini, traduttrice dall'islandese, che mi racconta che sta traducendo un libro secondo lei straordinario. "Però magari io ho una visione un po' limitata e troppo di parte visto che si tratta di un'autrice islandese. Prova a leggerlo anche tu, così mi dici". Ero troppo incuriosita per tirarmi indietro e così sulle scomodissime fotocopie ho cominciato a leggere Il circo dell'arte e del dolore di Eva Gudrun. Nonostante i fogli slegati sono stata subito conquistata dalla storia e dalla scrittura della giovane autrice islandese. Protagonista del racconto è il cinquantenne Olafur, medico del dolore, disilluso dalla professione e anche dall'amore che viene quasi costretto ad accettare un'incredibile proposta di lavoro: trasferirsi alla periferia di Reykjavic per osservare un'insolita compagnia teatrale la cui arte è quella di portare all'estremo le capacità corporali. Arriviamo così anche noi a Yosoy, circo misterioso, assai esclusivo per prezzo del biglietto e unicità delle esibizioni. Pian piano conosciamo tutti i protagonisti, la direttrice, gli artisti e le persone che girano loro intorno. Con la capacità stilistica di un grande autore, Eva Gudrun riesce a dare a ogni personaggio una caratterizzazione che lo rende unico e indimenticabile. Al di là della storia, molto originale e incisiva, colpisce la grande capacità narrativa dell'autrice, la pulizia e la raffinatezza della scrittura, la sicurezza con cui racconta una storia non facile, proprio perché è la metafora della sofferenza umana. Aveva quindi ragione Silvia: è davvero un libro straordinario, da leggere, rileggere e diffondere.
Anne Tyler, La figlia perfetta, Guanda, pag. 291, euro 15.50
Volete capire cosa significhi trasferirsi in un paese diverso da quello di origine? O nascere da genitori stranieri? A queste e altre domande sulla multiculturalità, la convivenza tra popoli diversi, il confronto-scontro tra tradizioni diverse ma anche l'amicizia e lo scambio di culture risponde l'ultimo libro di Anne Tyler , un capolavoro di romanzo, ironico, tenero, toccante e come sempre incredibile nel raccontare il microcosmo delle persone normali. La storia prende il via all'aeroporto di Baltimora, in una notte di agosto; due bambine appena adottate in arrivo dalla Corea vengono accolte dalle loro nuove famiglie. Una delle due è perfettamente americana, socialmente impegnata e politicamente corretta; l'altra è un nucleo famigliare iraniano, che ha superato non da molto tempo le difficoltà dell'inserimento nel tessuto sociale degli Stati Uniti. Le famiglie, anche se molto diverse, cominciano a frequentarsi assiduamente, sia per festeggiare il giorno dell'arrivo delle piccole, sia per mantenere il legame tra le bambine e farle crescere insieme. Certo i rapporti, in particolare tra le due madri, l'attiva e decisa Bitsy e la dolce Zida non sono sempre facili, ma attraverso le loro vicende delle piccole coreane scorriamo una parte importante della recente storia della provincia americana, vista dal punto di vista delle persone comuni.
Ngozi Adichie Chimamanda, L'ibisco viola, Fusi orari, pag. 258, euro 15.00
Considerato uno degli migliori romanzi dell'anno, non delude le aspettative. Al di là della storia forte e originale, colpisce la scrittura sicura e essenziale, spesso rara in autori molto giovani. Chimamamda racconta la storia di due fratelli nella Nigeria contemporanea. Il padre, considerato un modello di onestà e integrità morale, è proprietario dell'unico giornale indipendente del paese e fervido cattolico. La sua religiosità però è malata e lo porta a imporre ai familiari una terribile disciplina. I due ragazzi sono cresciuti nel terrore e sottoposti a una costante tensione emotiva. Quando però andranno a vivere da una zia vedova con tre figli, cominceranno a scoprire che esiste un altro modo per vivere in famiglia, con indipendenza, amore e libertà. Una rivelazione che cambierà il loro futuro. Indimenticabile soprattutto la figura della ragazzina Kambili, in bilico tra l'educazione ricevuta e la naturale propensione al lasciarsi andare alla gioia di vivere. Davvero un romanzo che lascia un segno.
Tschingis Ajtmatov, Il battello bianco, Marcos y marcos, pag. 203, euro 14.50
Sapete quei ricordi confusi di lettura che vi portate dall'infanzia? Il titolo Il battello bianco mi riportava a me ragazzina, a una lettura ingorda e bellissima, ma anche raggelante. Mi suonava proprio come un classico il libro di Ajtmatov tanto che lo pensavo un autore ottocentesco. E invece è ancora vivo e altrettanto vivo è il suo capolavoro, la storia desolante e malinconica di un bambino abbandonato dai genitori che trova però nel nonno e nella natura del parco della Kirghisia dove vive motivi di conforto e quasi di felicità. Ma il male purtroppo non guarda in faccia nessuno, neanche un piccolo che gioisce nell'andare a scuola, nel parlare con la sua preziosa cartella, nel guardare con il cannocchiale lontano, dove passa un battello bianco, su cui, forse, lo sta aspettando il padre. Un romanzo che davvero sembra appartenere alla storia della letteratura e che lascia un segno forte, come solo i grandi libri sanno fare.
SPECIALE SIAMO ANCORA ADOLESCENTI
Randa Ghazy, Oggi forse non ammazzo nessuno. Storie minime di una giovane musulmana stranamente non terrorista, Fabbri, p. 202 euro 13.00
Ha solo vent'anni Randa Ghazy, ma non manca certo di talento. Che dimostra in questo romanzo breve che non ironizza solo sui pregiudizi che colpiscono chi è originario di una cultura diversa dalla nostra, ma diverte anche raccontando amori e amicizie delle ventenni d'oggi. Il racconto ha un bel ritmo, dialoghi riusciti e frizzanti e una scrittura giovane, ma non giovanilistica.
Imma Turbau, Il gioco dell'impiccato, Castelvecchi, pag. euro 12.00
Proposto come l'alternativa di qualità letteraria ai libri di Moccia, il romanzo della scrittrice francese è un bel ritratto di adolescenza e mischia a una drammatica vicenda a cui ruota intorno tutta la storia la quotidianità dell'amicizia prima e dell'amore poi tra David, dalla personalità altalenante e Sandra, concreta e amante dei libri. La scrittura è molto lineare, ma non banale, sicuramente accessibile anche per i lettori più pigri.
Paolo Teobaldi, Il mio manicomio, e/o, pag. 178, euro 15.50
Per chi non lo conosce Paolo Teobaldi, uno dei più grandi scrittori italiani, è tutto da leggere e scoprire, magari partendo da Il padre dei nomi. Ma andiamo a questo suo ultimo romanzo che mi sono centellinata per godermi quella che è forse la caratteristica principale: una scrittura sempre perfetta, indovinata, con una simulata eleganza, visto che chi parla è comunque una donna sicuramente intelligente, ma poco scolarizzata. Il mio manicomio infatti ci è raccontata da Tilde, dall'infanzia povera e senza padre e dagli incipienti capelli bianchi che le regalano il soprannome di Biancaneve, anche per il viso grazioso, che passa quarant'anni come infermiera al manicomio del Parchetto. Attraverso la sua voce incontriamo storie, quotidianità di un luogo che sembra fuori dal mondo, ma che invece delle vicende che accadono intorno, dalla guerra alle mutazioni sociale, è un termometro preciso e affidabile. La figura di Tilde, il suo occhio ingenuo e disincantato su pazienti, parenti, dottori e dottorini, sulle colleghe e sulle suore, è a volte amaro, a volte quasi esilarante, soprattutto quando si scontra con quello maggiormente positivo e intraprendente di Delfo, il marito. Un libro molto facile da leggere, ma denso, efficace, che non delude i molti lettori di Teobaldi.
Alonso Cueto, L'ora azzurra, Bookever, pag. 284, euro 14,00
"Un romanzo straordinario che descrive con lucidità e fantasia le conseguenze di dieci anni di guerra civile e terrorismo". Riportato in copertina dell'edizione italiana il giudizio di Mario Vargas Llosa è sicuramente invitante e posso assicurarvi attendibile. Però è anche riduttivo perché L'ora azzurra non racconta solo una parte molto dolorosa di storia peruviana, ma è anche un bellissimo e originale romanzo d'amore e un racconto misterioso e intrigante sui segreti delle persone che pensiamo di conoscere meglio. Così Adrián Ormache, ricco avvocato che vive nel quartiere più elegante di Lima, alla morte della madre scopre che la donna per anni ha ceduto a un ricatto perché non venisse infangata la memoria dell'ex marito, scomparso da tempo. Adrian è subito spinto a scoprire cosa nascondeva il padre e si imbatte così nelle persecuzione perpetrare dagli uomini della caserma di Ayacucho verso gli indios, durante la guerra contro Sendero Luminoso. Dagli ex ufficiali del padre, che dirigeva la caserma, viene a sapere oltre che delle violenze contro i prigionieri, di una giovane india lasciata fuggire che forse portava in grembo un figlio del padre. Dal quel momento Adrian decide di ritrovarla per in qualche modo scoprire la verità e risarcire la donna e l'eventuale bambino di quello che hanno subito.
Non vi svelerò certo il finale, anche perché ci arriverete molto velocemente. L'ora azzurra infatti è insieme un romanzo incalzante e avvincente e un racconto ricco di pensieri, emozioni, commuoventi scavi psicologici. Una lettura perfetta per chi ama il Sudamerica e la magia delle sue storie.
Rona Jaffe, Il meglio della vita, Neri Pozza, pag. 559, euro 18.00
La copertina, come quasi tutti quelle di Neri Pozza per la verità, è molto invitante. Come anche il titolo e la postfazione di Daniela Pagani che racconta la storia di questo romanzo scritto da una scrittrice di ventisei anni negli anni '50 e finalmente tradotto in italiano. Vi avverto subito che cominciarlo vuol dire doverlo finire a breve, nonostante le quasi 600 pagine. Quindi prendetevi un paio di giorni di ferie e immergetevi nella New York glamorous e raffinata degli uffici moderni firmati da Mies Van Der Rohe e delle giovani ragazze alla scoperta del mondo e alla ricerca del "meglio della vita". Incontriamo così l'assennata e affascinante Caroline, che si scopre un vero talento per l'editoria, La fragile e ingenua April, la problematica Gregg e la sfortunata Barbara. Il tutto in una New York piena di promesse, ma anche di insidie con risvolti inaspettati per le nostre protagoniste. E' un peccato raccontarvi le loro storie che girano naturalmente intorno alle vicende sentimentali in una gamma di situazioni e colpi di scena davvero ampia. Vi assicuro però che quando sarete arrivate all'ultima pagina vi mancheranno subito le ragazze che cercando il meglio della vita, troveranno a volte risposte diverse, ma non meno felici.
Simonetta Agnello Hornby, Boccamurata, Feltrinelli, pag. 270, euro 15.00
La saga familiare è sicuramente un genere molto sfruttato e a volte anche abusato. Spesso l'autore prende ispirazione dalla sua vita e non di rado si respira un'aria di folklore un po' artificiale. Sfugge elegantemente a tutto questo Simonetta Agnello Hornby alla quale riuscirebbe facile scovare storie legate alla sua vita. O sfruttare spudoratamente la sua terra madre, una Sicilia che si presta a molteplici e riuscite "esotissazioni", dal linguaggio ai luoghi, ai personaggi. Invece la Hornby lascia sempre la sensazione di essere una narratrice sincera e autentica, mossa dal piacere di raccontare e dare voce a protagonisti che lasciano traccia di sé anche dopo una lettura rapida. Perché oltre al tono alle storie verosimili, ben costruite, con personaggi a tutto tondo e mai banale, la scrittrice possiede anche una scrittura curata e scorrevole, incisiva e precisa. Tutti ingredienti che contribuiscono a creare una sorta di dipendenza del lettore dalle sue storie: sono talmente piacevoli che non se ne può fare a meno. Ne sarà consapevole Simonetta Agnello Hornby?
Milena Agus, Mal di pietre, Nottetempo, pag. 119, euro 12.00
Dopo averla vista segnalata spesso nei blog dei lettori e attirata da un nome che è davvero perfetto per una scrittrice, mi sono buttata sui libri di Milena Agus e qui vi segnalo il secondo, che, anche se il primo non mi è dispiaciuto, mi è piaciuto di più. Intanto l'ambientazione sarda, che non è solo un pretesto, ma è un modo di vivere e pensare, è davvero coinvolgente ed estraniante. I personaggi sono a dir poco originali a partire dalla nonna dell'io narrante, che non viene mai chiamata per nome e che è una protagonista indimenticabile per il desiderio di conoscere l'amore vero e l'allergia a qualsiasi convenzione sociale. Il tono poi della Agus è insieme partecipe e ironico: si alternano delle scene veramente esilaranti, a dei tratti dove invece si rimane tristemente colpiti dalle vicende dei personaggi. E non manca neppure un sorprendente finale. Che dire: avevano ragione i numerosi lettori che la segnalavano perché Milena Agus riesce davvero a portare qualcosa di nuovo nel racconto di famiglia di ambientazione isolana. Davvero brava!
Kitty Fitzgerald, Il posto dei maiali, Guanda, pag. 250, euro 14,50
Sono sempre un po' scettica di fronte alle storie con protagonisti gli animali: bisogna essere bravi per replicare La fattoria degli animali e si fa presto a diventare patetici e inverosimili. Invece Kitty Fitzgerald con Il posto dei maiali riesce a rendere veri e reali protagonisti della storia i suini del titolo. Il romanzo è un classico racconto di formazione con al centro "il mostro" Jack Plum, così chiamato per la testa grossa e soprattutto le grandi orecchie pendule. Ma l'aspetto fisico non è l'unico problema del'adolescente Jack che è rimasto senza l'adorato padre e si deve accontentare di una madre invalida, abbruttita dal whisky. Basterebbe per diventare un completo disadattato se non fosse per …i maiali. Che Jack alleva di nascosto dalla madre nella cantina della vecchia fattoria in cui vivono e li elegge a compagni di gioco, confidenti, via di fuga dalla drammatica realtà degli uomini. Fino a quando non entra in scena un'altra anima in pena come Jack nei panni della quattordicenne Holly, inquieta e infelice. Beh, i maiali aiuteranno anche lei. Nonostante il tono a volte favolistico Kitty Fitzgerald riesce a rendere l'amicizia possibile tra uomini e animali in un romanzo godibilissimo che possono leggere tranquillamente anche i ragazzini.
Irene Dische, La nonna vuota il sacco, Neri Pozza
"Una storia ebraico-tedesca che XX secolo che ci fa ridere, ci sconvolge, ci commuove": il lancio in copertina del grande Hans Magnus Enzensberger è estremamente invitante, e non delude le aspettative. Il clima che si respira nel romanzo di Irene Dische è proprio quello descritto: si ride, si pensa e si guarda con uno sguardo commosso e diretto ciò che succede alla famiglia della nonna del titolo, la Elizabeth che con il suo matrimonio ha portato al baratro la famiglia di origine. Elizabeth infatti, rappresentante ideale della razza pura tedesca, decide di sposare Carl, medico ed ebreo. Siamo nel 1935 e da lì a poco la loro vita sarà sconvolta dalle leggi razzialI e saranno costretti ad abbandonare il loro paese. Ma al di là della storia della famiglia di Elizabeth che Irene Dische ci racconta dettagliatamente, ma senza annoiarci, quello che sorprende è lo sguardo della narratrice in prima persona, ora curioso, ora frivolo, ora lungimirante ora veramente irritante. Una nonna dalle molte sfaccettature che narra la storia dei suoi familiari senza falsi moralismi, senza indulgenza, insomma senza peli sulla lingua.
Joan Didion, L'anno del pensiero magico, il Saggiatore, pag. 218, euro 14,00
Difficile scegliere un libro con cui iniziare l'anno (a proposito auguri!); forse ho fatto una scelta discutibile, ma posso giustificarmi. "la vita cambia in fretta. La vita cambia in un istante. Una sera ti metti a tavola e la vita che conoscevi è finita": questo il retro di copertina di L'anno del pensiero magico di Joan Didion, che una sera vede sconvolta completamente la sua vita dalla morte improvvisa del marito. Il libro è una sorta di diario di quello che è successo dal quel momento, ma non è semplicemente il racconto e lo sfogo di un enorme dolore, ma un romanzo che va al di là della vicenda personale di chi scrive. L'anno del pensiero magico infatti ti racconta la vita come solo una grande scrittrice sa fare, legandoti alle parole, ai ricordi, alle immagini, alle riflessioni scaturite da un avvenimento drammatico, che racchiude la storia della vita di tanti. Partendo dalla morte del marito Joan Didion riesce a raccontare anche la vitalità e l'eternità dell'amore, il legame incredibile che la legava all'uomo che le è stato accanto per quarant'anni. Quindi iniziare l'anno con il racconto della scrittrice americana non è un modo per spaventarvi con un "!state attenti, tutto può cambiare in un istante", ma l'occasione per farvi conoscere la magia di un amore grande che auguro a ognuno di voi.
Amy Tan, Perché i pesci non affoghino, Feltrinelli
E' stato così con tutti i suoi libri e anche quest'ultimo non fa eccezione, per fortuna! Perché i pesci non affoghino di Amy Tan riconcilia con la lettura e vorresti non finisse mai. In breve la storia, per lasciarvi intero il piacere di scoprirla: Bibi Chen, un'antiquaria di origini cinesi, muore alla vigilia di un viaggio in Birmania da lei minuziosamente organizzato. Ma nonostante la morte partirà lo stesso con i suoi dodici amici e sarà lei a raccontarci con grande ironia la loro avventura. Al di là della dimensione metafisica, resa dalla scrittrice perfettamente verosimile, il romanzo restituisce la dimensione ludica della lettura grazie a uno stile scorrevole, ma non banale a personaggi indimenticabili, a un clima che alterna umorismo, avventura e dramma con sapienza. E poi vi farete un viaggio in Cina e Birmania davvero indimenticabile!
Peter Cameron, Quella sera dorata, Adelphi, pag. 318, euro 19.00
Periodo di letture un po' schizzate e poco convincenti. In attesa di parlare di quelle in corso, mi sono accorta di non avervi segnalato uno dei libri che mi è più piaciuto negli ultimi mesi. Forse perché è un po' difficile da recensire e da ancora più difficile da raccontare. La trama infatti non è che possa dirvi molto: l'insicuro Omar Razaghi viene spedito quasi a forza in Uruguay dalla decisa fidanzata Deindre per convincere gli eredi dello scrittore Jules Gund a permettergli di scrivere una biografia. L'incontro di Omar con la moglie, l'amante e il fratello dello scrittore è sorprendente e Omar faticherà a convincerli della sua buona fede. Il viaggio però serve anche a mettere in luce le vere aspirazioni del ragazzo, che non coincidono con quelle dell'ambiziosa fidanzata. Ma al di là della storia Quella sera dorata è una lettura avvolgente, delicata, dal fascino rarefatto e malinconico. Adatto a queste giornate di novembre.
Geraldine McCoullough, Peter Pan e la sfida al Pirata Rosso, Mondadori, pag. 275, euro 16.00
Barrie, l'autore di Peter Pan aveva donato i diritti del suo libro a un ospedale pediatrico londinese. Purtroppo stanno per scadere e quindi la struttura rimane senza un introito indispensabile. Hanno così pensato di indire un concorso rivolto ai 100 migliori scrittori per bambini anglosassoni per scrivere il seguito del fortunato romanzo. Tra tanti illustri concorrenti, pare anche la Rowling di Harry Potter, ha vinto Geraldine McCoullough e non delude i fan dell'eterno bambino.
Sembrava un'impresa impossibile e invece la scrittrice inglese riesce a riportarci sull'isolachenoncè. E così i Vecchi Bimbi, trovata la polvere di fata, volano nel mondo magico mai dimenticato. Peccato che Peter Pan sia un po' cambiato…
Ma al di là dell'abilità inventiva che ci permette di ritrovare chi "ha fatto dell'Infanzia la propria professione", nel seguito del capolavoro di Barrie non mancano divertimento e ironia che apprezzeranno grandi e piccoli.
Simonetta Bitasi
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