Costruito fra il 1399 e il 1406 come ex voto dopo la peste e consacrato nel 1406, il santuario voluto da Francesco Gonzaga testimonia la profonda diffusione del culto Mariano nel territorio mantovano.
Alla struttura originaria gotico lombarda, ancora conservata, sono state aggiunte nel corso del tempo varie appendici architettoniche di stili diversi. Negli anni, alcune di esse sono state distrutte, spesso a seguito di invasioni.
Per giungere al Santuario, si attraversa l’abitato di Grazie, si percorre uno stretto passaggio tra case antiche e variopinte e si giunge come d’improvviso in una vasta piazza: è il Sagrato. Sullo sfondo, si staglia con le sue nitide linee il Santuario.
L’interno è in stile gotico a unica navata e il soffitto è a volta a crociera decorato con affreschi floreali. Appena entrati si rimane colpiti dalla ricchezza delle pareti e da un coccodrillo impagliato che penzola dal soffitto, collocato nel Santuario nel XV o nel XVI secolo.
La fascia mediana delle pareti ospita ottanta nicchie disposte su due file parallele, che accolgono la sequenza di 53 statue a grandezza naturale fatte di tela e cartapesta. Sono statue di grandi dimensioni, simili a manichini, rappresentanti episodi di pericolo scampato per intercessione mariana. Risalgono ad un arco di tempo fra il ‘600 e ‘800 e raffigurano sovrani, papi, guerrieri, dame oltre a scene macabre di esecuzioni capitali o di torture.
Centrale nella storia e nella vita del Santuario è il 15 agosto, solennità dell’Assunta, alla cui esaltazione è dedicato. Nella circostanza, le strade del borgo sono fin dalle primissime ore del mattino animate da moltitudine di pellegrini e, lungo la giornata, dai visitatori di una fiera tradizionale, che si arricchisce ormai da oltre trent’anni con il concorso internazionale dei Madonnari. Anche il Sagrato si trasforma in un fantasmagorico tappeto, composto dalle riproduzioni a gessetto di celebri dipinti a soggetto sacro.





